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Venite a trovarci.
sabato 4 settembre 2010
mercoledì 20 gennaio 2010
AIRONI DI CARTA
Bene.
Qui si chiude un capitolo e se ne apre un altro.
Ho trovato delle persone con cui cominciare un nuovo progetto.
Non so se aggiornerò ancora questo blog, ma sta di fatto che mi sposto da qui a là.
Cosa cambia?
Parecchio in realtà.
Con loro abbiamo aperto un nuovo portale, dove le nostre voci si uniranno e dove potranno unirsi altre persone che lo richiederanno, è una prova del nove sulla filosofia "l'unione fa la forza".
Beh, non è che serva tutta sta forza poi, però se siamo in tanti a scrivere e convergiamo tutti in un unico punto questo diventa sicuramente più luminoso in questo firmamento di blog e siti che costellano il cielo della rete.
Dunque è così, vi invito nel nuovo portale.
Vi invito di là, perchè da oggi vi faccio accomodare in salotto, dove vi presento delle persone magnifiche che meritano di essere ascoltate.
AIRONI DI CARTA
Qui si chiude un capitolo e se ne apre un altro.
Ho trovato delle persone con cui cominciare un nuovo progetto.
Non so se aggiornerò ancora questo blog, ma sta di fatto che mi sposto da qui a là.
Cosa cambia?
Parecchio in realtà.
Con loro abbiamo aperto un nuovo portale, dove le nostre voci si uniranno e dove potranno unirsi altre persone che lo richiederanno, è una prova del nove sulla filosofia "l'unione fa la forza".
Beh, non è che serva tutta sta forza poi, però se siamo in tanti a scrivere e convergiamo tutti in un unico punto questo diventa sicuramente più luminoso in questo firmamento di blog e siti che costellano il cielo della rete.
Dunque è così, vi invito nel nuovo portale.
Vi invito di là, perchè da oggi vi faccio accomodare in salotto, dove vi presento delle persone magnifiche che meritano di essere ascoltate.
AIRONI DI CARTA
martedì 19 gennaio 2010
GLI AIRONI BIANCHI
Faccio fatica a comporre una frase.
Sto facendo fatica a mettere assieme due parole che abbiano un senso.
Anche un mio amico è nelle stesse condizioni, ma questo non centra.
C'è un qualcosa di strano nell'aria, un vento che si addensa prima di prender forma e rivelarsi.
La mia mano scriverà ancora ma questa volta sarà tra le pieghe degli origami.
Gli aironi bianchi stanno nascendo.
Si sono riuniti finalmente per spiccare il volo.
Sto facendo fatica a mettere assieme due parole che abbiano un senso.
Anche un mio amico è nelle stesse condizioni, ma questo non centra.
C'è un qualcosa di strano nell'aria, un vento che si addensa prima di prender forma e rivelarsi.
La mia mano scriverà ancora ma questa volta sarà tra le pieghe degli origami.
Gli aironi bianchi stanno nascendo.
Si sono riuniti finalmente per spiccare il volo.
lunedì 18 gennaio 2010
venerdì 15 gennaio 2010
1) RISTABILIRE LA SCALA DELLE PRIORITA'
Mi occorrerebbero dieci minuti al mattino dove mi raccolgo e ristabilisco la scala delle priorità nella mia vita prima di cominciare la giornata.
Forse, così facendo, mi terrei conscio di quello che mi accade e di quante preoccupazioni assurde si prendano gioco di me assorbendo le mie emozioni.
Sarebbero i dieci minuti più importanti di tutta la giornata, sarebbe un tocco magico che mi cambierebbe la vita.
Forse, così facendo, mi terrei conscio di quello che mi accade e di quante preoccupazioni assurde si prendano gioco di me assorbendo le mie emozioni.
Sarebbero i dieci minuti più importanti di tutta la giornata, sarebbe un tocco magico che mi cambierebbe la vita.
giovedì 14 gennaio 2010
PRENDERE DECISIONI
Prendere delle decisioni e...
...saperle prendere.
E' fondamentale.
Chi non decide nulla...
...subisce la vita.
Perchè il decidere non è rispondere si piuttosto che no, ma decidere di rispondere e dire cosa si pensa, indipendentemente che sia un si, od un no.
E' esprimere una preferenza in merito a un qualcosa, al di là del fatto che poi avvenga o meno come si vorrebbe.
E' affermare che si esiste, e prendere quindi le redini della propria vita.
...saperle prendere.
E' fondamentale.
Chi non decide nulla...
...subisce la vita.
Perchè il decidere non è rispondere si piuttosto che no, ma decidere di rispondere e dire cosa si pensa, indipendentemente che sia un si, od un no.
E' esprimere una preferenza in merito a un qualcosa, al di là del fatto che poi avvenga o meno come si vorrebbe.
E' affermare che si esiste, e prendere quindi le redini della propria vita.
mercoledì 13 gennaio 2010
METTERE IN PRATICA
Cosa vuol dire mettere in pratica?
Un mio amico mi ha fatto ragionare che ci sono discorsi che derivano dall'esperienza, altri discorsi che derivano da un puro esercizio intellettuale.
I primi son fatti dai ricercatori ed i secondi dai filosofi.
E c'è chi mi disse che se tutti i filosofi avessero messo in pratica quanto detto molti di loro sarebbero stati dei santi, dei realizzati. Tanti piccoli Gesù Cristi.
Allora mi chiedo: come posso mettere in pratica? Non che voglia essere un Gesù Cristo, ma un poco di sana mente lucida e non tra i sogni mi ci vorrebbe, sarebbe un buon inizio, mi basterebbe almeno per cominciare! Anche perchè se rimango nel mio mondo immaginario rischio, come è successo l'altro giorno, di cavare un occhio ad un passante accendendo l'ombrello senza guardare, appena fuori da un negozio. E' stato puro culo. Puro culo sul serio che io non sia in prigione con un occhio sulla coscienza... Devo svegliarmi se non altro così almeno evito di fare dei danni... E per farlo...occorre mettere in pratica.
Allora, ce le rimbocchiamo ste maniche Giacomino?
Un mio amico mi ha fatto ragionare che ci sono discorsi che derivano dall'esperienza, altri discorsi che derivano da un puro esercizio intellettuale.
I primi son fatti dai ricercatori ed i secondi dai filosofi.
E c'è chi mi disse che se tutti i filosofi avessero messo in pratica quanto detto molti di loro sarebbero stati dei santi, dei realizzati. Tanti piccoli Gesù Cristi.
Allora mi chiedo: come posso mettere in pratica? Non che voglia essere un Gesù Cristo, ma un poco di sana mente lucida e non tra i sogni mi ci vorrebbe, sarebbe un buon inizio, mi basterebbe almeno per cominciare! Anche perchè se rimango nel mio mondo immaginario rischio, come è successo l'altro giorno, di cavare un occhio ad un passante accendendo l'ombrello senza guardare, appena fuori da un negozio. E' stato puro culo. Puro culo sul serio che io non sia in prigione con un occhio sulla coscienza... Devo svegliarmi se non altro così almeno evito di fare dei danni... E per farlo...occorre mettere in pratica.
Allora, ce le rimbocchiamo ste maniche Giacomino?
sabato 9 gennaio 2010
SOLE DIMENTICATO
.
.
.
Soffice come.
Non la completo
questa similitudine.
Non ha più senso oggi
ma scrivo lo stesso.
Delirio? Arrangiati.
Funziona così ora:
o ci si risveglia da soli
o si continua a vivere nei sogni:
ma tutto è invertito
e si fa sesso con l'abitudine
sognando che non esista
la sofferenza e la morte.
Chi vuol saltare
non salta,
perché salta solo
chi sta saltando.
Son frasi lontane
che non s'afferrano,
la mia vita è felice
e scontenta assieme,
e si è dimenticato
il cuore.
Il vuoto mi annulla
e dentro reclama
oggetti da metter sotto la macina.
Ed il grano rimane nei campi
che nessuno lo miete.
So chi sono
ma non so il mio nome,
o forse so il mio nome
ma non so chi sono...
Ma ha importanza?
Per questo mi siedo
sul giorno che scorre
con le domande che mi scivolano,
lacrimando,
nel pozzo.
.
.
.
.
.
Soffice come.
Non la completo
questa similitudine.
Non ha più senso oggi
ma scrivo lo stesso.
Delirio? Arrangiati.
Funziona così ora:
o ci si risveglia da soli
o si continua a vivere nei sogni:
ma tutto è invertito
e si fa sesso con l'abitudine
sognando che non esista
la sofferenza e la morte.
Chi vuol saltare
non salta,
perché salta solo
chi sta saltando.
Son frasi lontane
che non s'afferrano,
la mia vita è felice
e scontenta assieme,
e si è dimenticato
il cuore.
Il vuoto mi annulla
e dentro reclama
oggetti da metter sotto la macina.
Ed il grano rimane nei campi
che nessuno lo miete.
So chi sono
ma non so il mio nome,
o forse so il mio nome
ma non so chi sono...
Ma ha importanza?
Per questo mi siedo
sul giorno che scorre
con le domande che mi scivolano,
lacrimando,
nel pozzo.
.
.
.
Dedico questa poesia ai ricercatori di tutto il mondo, a chi sa di esserlo ed a chi ancora deve scoprirlo ma lo sente nel suo animo, al motivo che ci spinge tutti a cercare il nuovo ed il cambiamento, che ci spinge a lottare contro la falsità.
Che possiamo sempre tenere vive le nostre domande e mai lasciarle scomparire dai nostri animi pensando che troppe domande fanno male, e non portano da nessuna parte.
Che possiamo sempre stare in piedi e mai sederci sul giorno, sconfitti dai dubbi e diventando già morti prima del tempo, ciondolando nell'abitudine.
Che possiamo svegliarci dal doppio tranello che giace nei nostri paesi, che ci sprona a svegliarci da un mondo in cui l'anima vive in sogni e desideri di verità, libertà, felicità e ci invita ad entrare nel sistema consumistico dove il realizzarsi di questi sogni diventa utopia mentre la realtà disillusa sovrasta il tutto.
Che possiamo uscire da questo inganno e trovare la felicità dove risiede autentica da sempre, lontano dai compromessi di una vita vissuta accontentandosi di una gioia falsa e fugace.
Che possiamo vivere senza il timore della sofferenza e della morte ma con la consapevolezza che esistono, che possiamo sconfiggere questa paura e vivere liberi, perché stiamo tutti invece fuggendo. Accettiamo il compromesso di questa vita che ha l'ombra di una prigione e profuma di ipocrisia perché ci porta lontano da noi stessi, dalle nostre domande e da questa realtà innegabile che affianca all'amore ed alla bellezza la morte e la sofferenza.
Che possiamo ritornare ai campi a mietere il vero grano, da mettere sotto le macine e fare finalmente del pane di cui sfamarci.
Che possiamo sempre tenere vive le nostre domande e mai lasciarle scomparire dai nostri animi pensando che troppe domande fanno male, e non portano da nessuna parte.
Che possiamo sempre stare in piedi e mai sederci sul giorno, sconfitti dai dubbi e diventando già morti prima del tempo, ciondolando nell'abitudine.
Che possiamo svegliarci dal doppio tranello che giace nei nostri paesi, che ci sprona a svegliarci da un mondo in cui l'anima vive in sogni e desideri di verità, libertà, felicità e ci invita ad entrare nel sistema consumistico dove il realizzarsi di questi sogni diventa utopia mentre la realtà disillusa sovrasta il tutto.
Che possiamo uscire da questo inganno e trovare la felicità dove risiede autentica da sempre, lontano dai compromessi di una vita vissuta accontentandosi di una gioia falsa e fugace.
Che possiamo vivere senza il timore della sofferenza e della morte ma con la consapevolezza che esistono, che possiamo sconfiggere questa paura e vivere liberi, perché stiamo tutti invece fuggendo. Accettiamo il compromesso di questa vita che ha l'ombra di una prigione e profuma di ipocrisia perché ci porta lontano da noi stessi, dalle nostre domande e da questa realtà innegabile che affianca all'amore ed alla bellezza la morte e la sofferenza.
Che possiamo ritornare ai campi a mietere il vero grano, da mettere sotto le macine e fare finalmente del pane di cui sfamarci.
mercoledì 6 gennaio 2010
LA FESTA
E' divertente.
Mi giro e c'è quello che beve, che non può non trattenersi dal fare una gran balla per coronare la festa, c'è quello timido che se ne sta seduto, quello che chiacchiera, quello che non resiste e deve andare a fumare ogni 10 minuti e vive la festa più all'aperto che non al di dentro, conoscendo le persone fuori dalla porta, con la sigaretta in mano. Ci sono quelli che amano la musica e quelli che dicono di amarla, quelli che la vorrebbero suonata ma solo quella che conoscono, e quelli che non ballano se la musica non gli piace proprio.
E' divertente.
Sulla musica poi...
E' la metafora della vita.
Sostanzialmente dividerei la gente in due categorie principalmente. Quelli aperti al nuovo che ascoltano con le orecchie, e quelli chiusi al nuovo che ascoltano la musica con la loro banca dei ricordi.
Se la canzone è già presente nei file registrati in tale banca allora diventa una canzone bella, ballabile e si scatenano, questa la conosco, la ballo! Se la musica è nuova, potrebbe essere anche eccezionale, ma siccome non la conoscono si trovano spaesati, è una novità e non ne sono abituati, non sanno come comportarsi, non la sanno valutare, e si siedono in disparte aspettando i grandi classici.
Poi c'è quello che beve troppo e tutto subito e si addormenta prima che la festa raggiunga il culmine, c'è quello che invece si ritrova iperattivo e quando la festa sembra finita è ancora là come un grillo cercando di tenere svegli chi invece vorrebbe solo riposare.
Ci sono quelle che si vestono poco per attirare l'attenzione, quelli che si riempiono di gel per lo stesso motivo, quelli che si fanno trasportare dalla musica e si scatenano proprio, se la godono, e quelli che li guardano ridendo sotto i baffi, dicendo che sono davvero buffi e che è fuori moda ballare così da convinti.
Ci sono quelli che ci provano tutta la festa con le ragazze e ci sono ragazze e ragazzi che guardano e fissano attraverso tutta la sala il partner desiderato che con tutta probabilità non li degnerà di uno sguardo in tutta la serata. Poi ci sono gli scontenti, quelli che si sentono a disagio, fuori dal gruppo, diversi, che la musica forse non è bella, che il posto è brutto, che la gente non è fica e passano tutta la serata cercando persone che la pensino come loro, per far amicizia e cominciare a divertirsi almeno un poco.
Ci sono quelli che fanno foto a nastro e quelli che filmano tutto, quelli che arrivano in ritardo e quelli che arrivano talmente presto che la festa deve ancora cominciare, quelli che vogliono assolutamente far suonare al dj i loro cd e quelli che lo chiedono con gentilezza, quelli che chiedono al dj chi sia sto cantante perchè è troppo un grande e quelli che invece lo chiedono solo per manifestare un loro politico dissenso, e che forse è ora di cambiare genere.
Ci sono quelli che hanno sempre fame e quelli a cui viene l'attacco di fame dopo mezzanotte, ci sono quelli che amano cucinare e si organizzano ai fornelli e quelli che odiano farlo e sperano di non doversi arrangiare per tutta la sera.
Ci sono quelli che organizzano, talvolta si agitano, e quelli che il loro organizzare è metterci la casa, per il resto sono degli invitati a casa loro, si autoinvitano alla festa sperando negli altri e che si autofaccia un poco da sola, a tutti gli effetti.
Ci sono quelli che arrivano e poi spariscono chissà dove, quelli che invece sono presenti nel centro tutto il tempo. Ci sono quelli che si fermano a riordinare dopo e quelli che non possono per vari motivi e quelli che non lo fanno apposta perchè ci sarebbe troppo da fare, quelli che vomitano dappertutto e cercano di camuffare il misfatto, quelli che non riescono a prendere sonno perchè stanno male e quelli che dormono come dei sassi che saranno gli ultimi a svegliarsi.
Ci sono quelli che ti fanno capire che ti sono amici, ti abbracciano e ti danno il loro calore, ci sono quelli invece che cercano di starti alla larga perchè forse non li hai convinti che sei un animaletto innocuo, e che non hanno voglia di abbracciare nessuno. Perchè ci sono quelli che amano il contatto fisico, e chi lo odia perchè lo mette in imbarazzo.
Non so, potrei continuare, ma mi fermo qui.
Però è stato divertente.
Mi giro e c'è quello che beve, che non può non trattenersi dal fare una gran balla per coronare la festa, c'è quello timido che se ne sta seduto, quello che chiacchiera, quello che non resiste e deve andare a fumare ogni 10 minuti e vive la festa più all'aperto che non al di dentro, conoscendo le persone fuori dalla porta, con la sigaretta in mano. Ci sono quelli che amano la musica e quelli che dicono di amarla, quelli che la vorrebbero suonata ma solo quella che conoscono, e quelli che non ballano se la musica non gli piace proprio.
E' divertente.
Sulla musica poi...
E' la metafora della vita.
Sostanzialmente dividerei la gente in due categorie principalmente. Quelli aperti al nuovo che ascoltano con le orecchie, e quelli chiusi al nuovo che ascoltano la musica con la loro banca dei ricordi.
Se la canzone è già presente nei file registrati in tale banca allora diventa una canzone bella, ballabile e si scatenano, questa la conosco, la ballo! Se la musica è nuova, potrebbe essere anche eccezionale, ma siccome non la conoscono si trovano spaesati, è una novità e non ne sono abituati, non sanno come comportarsi, non la sanno valutare, e si siedono in disparte aspettando i grandi classici.
Poi c'è quello che beve troppo e tutto subito e si addormenta prima che la festa raggiunga il culmine, c'è quello che invece si ritrova iperattivo e quando la festa sembra finita è ancora là come un grillo cercando di tenere svegli chi invece vorrebbe solo riposare.
Ci sono quelle che si vestono poco per attirare l'attenzione, quelli che si riempiono di gel per lo stesso motivo, quelli che si fanno trasportare dalla musica e si scatenano proprio, se la godono, e quelli che li guardano ridendo sotto i baffi, dicendo che sono davvero buffi e che è fuori moda ballare così da convinti.
Ci sono quelli che ci provano tutta la festa con le ragazze e ci sono ragazze e ragazzi che guardano e fissano attraverso tutta la sala il partner desiderato che con tutta probabilità non li degnerà di uno sguardo in tutta la serata. Poi ci sono gli scontenti, quelli che si sentono a disagio, fuori dal gruppo, diversi, che la musica forse non è bella, che il posto è brutto, che la gente non è fica e passano tutta la serata cercando persone che la pensino come loro, per far amicizia e cominciare a divertirsi almeno un poco.
Ci sono quelli che fanno foto a nastro e quelli che filmano tutto, quelli che arrivano in ritardo e quelli che arrivano talmente presto che la festa deve ancora cominciare, quelli che vogliono assolutamente far suonare al dj i loro cd e quelli che lo chiedono con gentilezza, quelli che chiedono al dj chi sia sto cantante perchè è troppo un grande e quelli che invece lo chiedono solo per manifestare un loro politico dissenso, e che forse è ora di cambiare genere.
Ci sono quelli che hanno sempre fame e quelli a cui viene l'attacco di fame dopo mezzanotte, ci sono quelli che amano cucinare e si organizzano ai fornelli e quelli che odiano farlo e sperano di non doversi arrangiare per tutta la sera.
Ci sono quelli che organizzano, talvolta si agitano, e quelli che il loro organizzare è metterci la casa, per il resto sono degli invitati a casa loro, si autoinvitano alla festa sperando negli altri e che si autofaccia un poco da sola, a tutti gli effetti.
Ci sono quelli che arrivano e poi spariscono chissà dove, quelli che invece sono presenti nel centro tutto il tempo. Ci sono quelli che si fermano a riordinare dopo e quelli che non possono per vari motivi e quelli che non lo fanno apposta perchè ci sarebbe troppo da fare, quelli che vomitano dappertutto e cercano di camuffare il misfatto, quelli che non riescono a prendere sonno perchè stanno male e quelli che dormono come dei sassi che saranno gli ultimi a svegliarsi.
Ci sono quelli che ti fanno capire che ti sono amici, ti abbracciano e ti danno il loro calore, ci sono quelli invece che cercano di starti alla larga perchè forse non li hai convinti che sei un animaletto innocuo, e che non hanno voglia di abbracciare nessuno. Perchè ci sono quelli che amano il contatto fisico, e chi lo odia perchè lo mette in imbarazzo.
Non so, potrei continuare, ma mi fermo qui.
Però è stato divertente.
lunedì 4 gennaio 2010
LA MONTAGNA
Fratello.
Mi rivedo in te.
Mi rivedo insicuro e dubbioso come ero.
Mi rivedo in te improvvisato camminatore, lungo il sentiero di montagna, quando in fila indiana dietro alla guida mi inciampavo, avevo paura e mi sembrava che non esistesse cima o vetta, mi sembrava che rimanessi sempre tra i sassi, su quel sentiero ripido e scomodo...
Come mi sembrava scomodo quel sentiero!
Mi trovavo là, in preda ai venti, al freddo, alla paura di cadere, alla paura di rimanere solo...
Avevo paura di rimanere solo Fratello, semplicemente solo.
Quella compagnia di allegri scalatori era una famiglia, un calore che non avevo mai provato, una vicinanza che forse solo è condivisa tra chi sopporta le stesse fatiche, tra chi supera gli stessi ostacoli e vince le stesse paure nei sentieri più impervi delle montagne.
Eravamo assieme, lassù, e questo mi bastava.
Perchè non mi importava della montagna, ne della vetta, volevo solo il calore degli altri Fratelli.
E la guida...
...era un grande, si. Non c'era dubbio. Però a volte sembrava tornassimo indietro lungo i crestoni, sembrava volesse nascondere alcuni errori e che ritornassimo indietro attraverso altre strade che mi parevano parallele di qualche decina di metri più sopra di quelle fatte poco prima.
Mi sembrava una guida incerta, come se a volte avesse saputo perfettamente il sentiero giusto mentre altre l'avesse completamente scordato.
Mi faceva paura un poco, ed ero dubbioso, ma fugavo le mie incertezze tra gli abbracci dei miei Fratelli e seguivo la carovana perché seguivo il suo odore, la sua fragranza tra i sassi di quella montagna così impervia ed austera che pareva la più inospitale, la più difficile da scalare.
Quando ci ritrovavamo particolarmente esposti, in un punto in cui eravamo stretti stretti su di uno strapiombo altissimo, maledicevo di essere là, e mi chiedevo come avevo potuto non scegliere di restare a casa, al caldo ed al sicuro.
Poi, d'un tratto, accadde.
C'era nebbia quel giorno mi ricordo, ed in un punto particolarmente difficile, dove si doveva scalare per qualche metro e poi svoltare al bivio seguente, io mi persi. Ero rimasto impigliato e gli altri sembravano scomparsi, non vedevo lontano e presi a chiamarli troppo tardi.
Sbagliai quindi il bivio e mi diressi verso valle un poco sull'altro sentiero, finché non giunsi qualche ora dopo ad un rifugio. Era colmo di gente.
Era connesso alla vallata sottostante perché mi accorsi che poco più in là una funivia era collegata e funzionante con il paese in fondovalle e trasportava gente avanti ed indietro da quel posto così alto e remoto che mi sembrava impossibile.
Quel posto annusava di casa, di comodità e cibi caldi, di persone e di turisti, di vin brulè e polenta.
Mi siesi sulla panca e feci amicizia con quella gente, e per qualche giorno fui ospite del rifugio e bevvi ogni sera cantando in allegria.
Non ero più solo, e questo per la seconda volta.
Si poteva stare allora al caldo, al sicuro, comodo, e vivere sereno ed in allegria senza rischiare su quei sentieri perigliosi. Decisi di rimanere al rifugio, e trovai lavoro come cameriere.
Non era proprio come restare a casa, perchè vivevo comunque in alta montagna, ma il clima era turistico, e molte erano le persone che a mio parere non si accorgevano della purezza dell'aria di lassù, molta la gente che veniva e che sembrava disprezzare la montagna, o non amarla proprio, o fingere di amarla. Cominciai a provare un certo fastidio perchè quel clima mi innervosiva.
Cominciai a fare alcune camminate da solo nelle ore libere che mi restavano per allontanarmi dal rifugio ed immergermi solo nella montagna, per cercare il silenzio che avevo provato in passato e che non mi ero gustato, e di cui ora avevo bisogno.
Mi accorsi col passare dei giorni che avevo sempre più bisogno di allontanarmi dal rifugio ed addentrarmi sempre più in luoghi più isolati della montagna, e volli un giorno riprendere il cammino verso la vetta, perchè fui conscio in quel secondo, che ricorderò tutta la vita, di amare la montagna e di sentirne il forte richiamo.
Salutai quelle persone, mi presi sulle spalle lo zaino e ripartii, percorrendo il sentiero a ritroso, ritornando al punto in cui mi persi quella notte. Mentre ritornavo sui miei passi mi commossi a ripensare ai miei vecchi amici, e soprattutto alla nostra guida.
Capii per la prima volta in vita mia cosa aveva fatto quel furbo di un vecchio, sotto il mio naso, a mia insaputa: mi aveva trasmesso la passione per la montagna. Un regalo che mi aprì gli occhi e che mi cambiò la vita, che mi donò l'Amore per l'aria, la fatica ed il sudore, il sentiero percorso e non sorvolato con la seggiovia, l'Amore per il silenzio della montagna ed il canto del vento.
Ora avrei potuto camminare convinto, sicuro, con la grinta di chi vuole arrivare alla vetta.
Ma non sapevo la strada, avevo bisogno della mia Guida.
I miei Fratelli però sarebbero stati solo un regalo in più su quel cammino e non più l'unico motivo per sopportare la fatica, il sudore e la sofferenza del freddo, dei calli ai piedi e delle sbucciature quando si inciampa. Ora avrei deciso anche senza i miei Fratelli quella strada, perché era quella che desideravo percorrere, era la strada della mia nuova passione.
Era pomeriggio inoltrato e mi muovevo veloce verso il bivio, e ritrovai la strada anche se cominciava ad imbrunire ed era passato del tempo da quella notte nebbiosa in cui mi persi. Ero solo ma nel cuore provavo una grande gioia e commozione al solo pensiero che avrei potuto ritrovarli tutti, forse, lungo la Via.
E fù così che al bivio vidi la Guida che mi aspettava sorridendo.
Piansi.
Da quanto tempi mi stava aspettando?
In quel momento capii tutto e piansi forte, apertamente.
Era da Sempre che Ella mi aspettava, era semplicemente da Sempre.
Da molto prima di averla conosciuta forse.
Ella trasmetteva la passione della montagna a chi avesse avuto anche solo un piccolo spazio dove poter piantare quel seme. Ella piantava semi, ecco cosa faceva. Ed aveva piantato il mio senza che me ne fossi accorto. E compresi in un istante che il sentiero non era poi così scomodo, che non c'era poi così freddo ne che era stato così pericoloso e che non si aveva mai sbagliato strada nemmeno una volta ma che tutto doveva accadere proprio nel modo che fù.
Così compresi, rimettendomi in cammino e riabbracciando i miei Fratelli, che rividi quella stessa notte, che il sentiero lungo la montagna era solo un posto come un altro dove si poteva decidere di vivere, che sembrava austero e inospitale ma che conservava una bellezza ed un silenzio incommensurabili svelati solo agli occhi di chi sa Guardare, e che il raggiungere la vetta veloci veloci, per poi ritornare a casa al sicuro ed al caldo, era solo un'illusione, che non mi avrebbe permesso di gustare anche il cammino, ed il tutto e d il durante ed i fiori lungo il sentiero timidi che andavano cercati con pazienza con numerose deviazioni, ed i silenzi in certi posti che non si sarebbero percepiti se non con numerose soste in luoghi che non sembravano adatti, e gustare i punti panoramici e le marmotte e gli echi e le fonti d'acqua ed i caprioli che non si trovavano sul sentiero ma magari più in là, in posti scomodi da raggiungere... Insomma, ora Vedevo, seguivo la mia Guida fiducioso lungo il crinale aspettando solo la deviazione dalla via che mi sembrava quella più giusta solo perché la ritenevo più veloce e diretta verso la vetta. Ma era sbagliato vederla così la montagna, perché lei non esisteva in funzione della Vetta ne poteva questa essere lo scopo primo dell'escursione, la vetta era solo un altro punto qualsiasi lungo la montagna che si poteva raggiungere anche in elicottero. Esisteva invece la montagna nella sua interezza, che andava scoperta a piedi, conosciuta e vissuta, camminandola in lungo ed in largo, pazientemente. Ora aspettavo le deviazioni perché avevo imparato che non esisteva una vetta ma solo la vita, avevo imparato ad Osservare cosa si nascondeva e cosa si andava Cercando tra tutti quei passi che sembravano solo in più, solo una fatica aggiuntiva. Non erano più fatiche aggiuntive ed inutili, si erano svelate invece fatiche necessarie, non più sofferte e respinte, ma semplicemente Esistenti per godere di ciò che non si mostrava lungo il sentiero principale ma si nascondeva Celato, dove occorreva Osservare per Vedere, Camminare per Raggiungere.
Si godeva così il Cammino fino in fondo, e si scopriva la montagna nella sua interezza, si placava la Sete di silenzi e si appagava quella passione che mi era nata dentro la mia Anima, nel suo profondo.
Muovevo così i miei passi senza più alcun un dubbio.
In quell'istante mi svegliai come da un sogno e capii che la vera montagna la stavo scalando dentro al mio Cuore e che mi ritrovavo ancora a quel fatidico bivio, quella stessa notte nebbiosa, e che avevo scelto invece di Seguire la Via, e che percepivo delle voci sempre più forti quasi da spaccarmi le orecchie, e poi vidi finalmente i miei compagni e la mia Guida che mi mettevano in allerta da pochi metri più in là comparendo tra la nebbia urlandomi di non perdermi, come se fossi un sordo.
Mi rivedo in te.
Mi rivedo insicuro e dubbioso come ero.
Mi rivedo in te improvvisato camminatore, lungo il sentiero di montagna, quando in fila indiana dietro alla guida mi inciampavo, avevo paura e mi sembrava che non esistesse cima o vetta, mi sembrava che rimanessi sempre tra i sassi, su quel sentiero ripido e scomodo...
Come mi sembrava scomodo quel sentiero!
Mi trovavo là, in preda ai venti, al freddo, alla paura di cadere, alla paura di rimanere solo...
Avevo paura di rimanere solo Fratello, semplicemente solo.
Quella compagnia di allegri scalatori era una famiglia, un calore che non avevo mai provato, una vicinanza che forse solo è condivisa tra chi sopporta le stesse fatiche, tra chi supera gli stessi ostacoli e vince le stesse paure nei sentieri più impervi delle montagne.
Eravamo assieme, lassù, e questo mi bastava.
Perchè non mi importava della montagna, ne della vetta, volevo solo il calore degli altri Fratelli.
E la guida...
...era un grande, si. Non c'era dubbio. Però a volte sembrava tornassimo indietro lungo i crestoni, sembrava volesse nascondere alcuni errori e che ritornassimo indietro attraverso altre strade che mi parevano parallele di qualche decina di metri più sopra di quelle fatte poco prima.
Mi sembrava una guida incerta, come se a volte avesse saputo perfettamente il sentiero giusto mentre altre l'avesse completamente scordato.
Mi faceva paura un poco, ed ero dubbioso, ma fugavo le mie incertezze tra gli abbracci dei miei Fratelli e seguivo la carovana perché seguivo il suo odore, la sua fragranza tra i sassi di quella montagna così impervia ed austera che pareva la più inospitale, la più difficile da scalare.
Quando ci ritrovavamo particolarmente esposti, in un punto in cui eravamo stretti stretti su di uno strapiombo altissimo, maledicevo di essere là, e mi chiedevo come avevo potuto non scegliere di restare a casa, al caldo ed al sicuro.
Poi, d'un tratto, accadde.
C'era nebbia quel giorno mi ricordo, ed in un punto particolarmente difficile, dove si doveva scalare per qualche metro e poi svoltare al bivio seguente, io mi persi. Ero rimasto impigliato e gli altri sembravano scomparsi, non vedevo lontano e presi a chiamarli troppo tardi.
Sbagliai quindi il bivio e mi diressi verso valle un poco sull'altro sentiero, finché non giunsi qualche ora dopo ad un rifugio. Era colmo di gente.
Era connesso alla vallata sottostante perché mi accorsi che poco più in là una funivia era collegata e funzionante con il paese in fondovalle e trasportava gente avanti ed indietro da quel posto così alto e remoto che mi sembrava impossibile.
Quel posto annusava di casa, di comodità e cibi caldi, di persone e di turisti, di vin brulè e polenta.
Mi siesi sulla panca e feci amicizia con quella gente, e per qualche giorno fui ospite del rifugio e bevvi ogni sera cantando in allegria.
Non ero più solo, e questo per la seconda volta.
Si poteva stare allora al caldo, al sicuro, comodo, e vivere sereno ed in allegria senza rischiare su quei sentieri perigliosi. Decisi di rimanere al rifugio, e trovai lavoro come cameriere.
Non era proprio come restare a casa, perchè vivevo comunque in alta montagna, ma il clima era turistico, e molte erano le persone che a mio parere non si accorgevano della purezza dell'aria di lassù, molta la gente che veniva e che sembrava disprezzare la montagna, o non amarla proprio, o fingere di amarla. Cominciai a provare un certo fastidio perchè quel clima mi innervosiva.
Cominciai a fare alcune camminate da solo nelle ore libere che mi restavano per allontanarmi dal rifugio ed immergermi solo nella montagna, per cercare il silenzio che avevo provato in passato e che non mi ero gustato, e di cui ora avevo bisogno.
Mi accorsi col passare dei giorni che avevo sempre più bisogno di allontanarmi dal rifugio ed addentrarmi sempre più in luoghi più isolati della montagna, e volli un giorno riprendere il cammino verso la vetta, perchè fui conscio in quel secondo, che ricorderò tutta la vita, di amare la montagna e di sentirne il forte richiamo.
Salutai quelle persone, mi presi sulle spalle lo zaino e ripartii, percorrendo il sentiero a ritroso, ritornando al punto in cui mi persi quella notte. Mentre ritornavo sui miei passi mi commossi a ripensare ai miei vecchi amici, e soprattutto alla nostra guida.
Capii per la prima volta in vita mia cosa aveva fatto quel furbo di un vecchio, sotto il mio naso, a mia insaputa: mi aveva trasmesso la passione per la montagna. Un regalo che mi aprì gli occhi e che mi cambiò la vita, che mi donò l'Amore per l'aria, la fatica ed il sudore, il sentiero percorso e non sorvolato con la seggiovia, l'Amore per il silenzio della montagna ed il canto del vento.
Ora avrei potuto camminare convinto, sicuro, con la grinta di chi vuole arrivare alla vetta.
Ma non sapevo la strada, avevo bisogno della mia Guida.
I miei Fratelli però sarebbero stati solo un regalo in più su quel cammino e non più l'unico motivo per sopportare la fatica, il sudore e la sofferenza del freddo, dei calli ai piedi e delle sbucciature quando si inciampa. Ora avrei deciso anche senza i miei Fratelli quella strada, perché era quella che desideravo percorrere, era la strada della mia nuova passione.
Era pomeriggio inoltrato e mi muovevo veloce verso il bivio, e ritrovai la strada anche se cominciava ad imbrunire ed era passato del tempo da quella notte nebbiosa in cui mi persi. Ero solo ma nel cuore provavo una grande gioia e commozione al solo pensiero che avrei potuto ritrovarli tutti, forse, lungo la Via.
E fù così che al bivio vidi la Guida che mi aspettava sorridendo.
Piansi.
Da quanto tempi mi stava aspettando?
In quel momento capii tutto e piansi forte, apertamente.
Era da Sempre che Ella mi aspettava, era semplicemente da Sempre.
Da molto prima di averla conosciuta forse.
Ella trasmetteva la passione della montagna a chi avesse avuto anche solo un piccolo spazio dove poter piantare quel seme. Ella piantava semi, ecco cosa faceva. Ed aveva piantato il mio senza che me ne fossi accorto. E compresi in un istante che il sentiero non era poi così scomodo, che non c'era poi così freddo ne che era stato così pericoloso e che non si aveva mai sbagliato strada nemmeno una volta ma che tutto doveva accadere proprio nel modo che fù.
Così compresi, rimettendomi in cammino e riabbracciando i miei Fratelli, che rividi quella stessa notte, che il sentiero lungo la montagna era solo un posto come un altro dove si poteva decidere di vivere, che sembrava austero e inospitale ma che conservava una bellezza ed un silenzio incommensurabili svelati solo agli occhi di chi sa Guardare, e che il raggiungere la vetta veloci veloci, per poi ritornare a casa al sicuro ed al caldo, era solo un'illusione, che non mi avrebbe permesso di gustare anche il cammino, ed il tutto e d il durante ed i fiori lungo il sentiero timidi che andavano cercati con pazienza con numerose deviazioni, ed i silenzi in certi posti che non si sarebbero percepiti se non con numerose soste in luoghi che non sembravano adatti, e gustare i punti panoramici e le marmotte e gli echi e le fonti d'acqua ed i caprioli che non si trovavano sul sentiero ma magari più in là, in posti scomodi da raggiungere... Insomma, ora Vedevo, seguivo la mia Guida fiducioso lungo il crinale aspettando solo la deviazione dalla via che mi sembrava quella più giusta solo perché la ritenevo più veloce e diretta verso la vetta. Ma era sbagliato vederla così la montagna, perché lei non esisteva in funzione della Vetta ne poteva questa essere lo scopo primo dell'escursione, la vetta era solo un altro punto qualsiasi lungo la montagna che si poteva raggiungere anche in elicottero. Esisteva invece la montagna nella sua interezza, che andava scoperta a piedi, conosciuta e vissuta, camminandola in lungo ed in largo, pazientemente. Ora aspettavo le deviazioni perché avevo imparato che non esisteva una vetta ma solo la vita, avevo imparato ad Osservare cosa si nascondeva e cosa si andava Cercando tra tutti quei passi che sembravano solo in più, solo una fatica aggiuntiva. Non erano più fatiche aggiuntive ed inutili, si erano svelate invece fatiche necessarie, non più sofferte e respinte, ma semplicemente Esistenti per godere di ciò che non si mostrava lungo il sentiero principale ma si nascondeva Celato, dove occorreva Osservare per Vedere, Camminare per Raggiungere.
Si godeva così il Cammino fino in fondo, e si scopriva la montagna nella sua interezza, si placava la Sete di silenzi e si appagava quella passione che mi era nata dentro la mia Anima, nel suo profondo.
Muovevo così i miei passi senza più alcun un dubbio.
In quell'istante mi svegliai come da un sogno e capii che la vera montagna la stavo scalando dentro al mio Cuore e che mi ritrovavo ancora a quel fatidico bivio, quella stessa notte nebbiosa, e che avevo scelto invece di Seguire la Via, e che percepivo delle voci sempre più forti quasi da spaccarmi le orecchie, e poi vidi finalmente i miei compagni e la mia Guida che mi mettevano in allerta da pochi metri più in là comparendo tra la nebbia urlandomi di non perdermi, come se fossi un sordo.
domenica 3 gennaio 2010
LO STILE
C'è un modo di vivere che affascina, trascina e sconvolge, coinvolge e innamora, perchè contiene il seme germogliato e sbocciato di chi è presente agli altri e per gli altri. E' amore attenzione e dedizione, è consapevolezza e pace, è lo sguardo negli occhi, il saluto presente, l'abbraccio, il "salute" quando uno starnuta, il sorriso ed il grazie, è il saper conversare ed ascoltare tutti, ed è anche molto di più. Questo è il mio proposito per il nuovo anno, cominciare a preparare la terra per quel seme che un giorno accoglierò e farò crescere. Occorre partire dalle basi. E' tempo di rimboccarsi le maniche.
mercoledì 30 dicembre 2009
SAINT MICHEL
.
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Non mi ricordo quando ma ero un bimbo
che imparavo dell'esistenza delle maree,
delle strade che venivano sommerse
e che poi riemergevano in tempo di bassa.
Ed in quella foto un monte in Francia
che poi rivissi per caso anni dopo, cercando
tra le pagine di un sito i posti più belli
del mondo, meraviglie da proteggere.
Ed ancora più tardi quando volli partir
per un viaggio romantico presi il monte
come possibile meta ma sfumò tutto
poi per la capitale e la sua torre di ferro.
Era da qualche tempo che lo sfondo
su cui lavoro ospitava la sua immagine,
piena di luci, di notte, mi diceva perché
non vieni? I tuoi amici stanno partendo.
Oggi non credo più al caso ormai, era
destino io credo e ne scriverò ancora,
gli eventi han giocato imprevisti per me
sicché oggi io aspetto, bimbo, il viaggio.
.
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Non mi ricordo quando ma ero un bimbo
che imparavo dell'esistenza delle maree,
delle strade che venivano sommerse
e che poi riemergevano in tempo di bassa.
Ed in quella foto un monte in Francia
che poi rivissi per caso anni dopo, cercando
tra le pagine di un sito i posti più belli
del mondo, meraviglie da proteggere.
Ed ancora più tardi quando volli partir
per un viaggio romantico presi il monte
come possibile meta ma sfumò tutto
poi per la capitale e la sua torre di ferro.
Era da qualche tempo che lo sfondo
su cui lavoro ospitava la sua immagine,
piena di luci, di notte, mi diceva perché
non vieni? I tuoi amici stanno partendo.
Oggi non credo più al caso ormai, era
destino io credo e ne scriverò ancora,
gli eventi han giocato imprevisti per me
sicché oggi io aspetto, bimbo, il viaggio.
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lunedì 28 dicembre 2009
PIOGGE DI COMMOZIONE
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Piumone di spugna
peluche nel caldo
fuori neve inverno
nidi di luci nel buio.
Notte e stelle lassù
come se fosse estate
non c'è stagione nel cielo
solo piogge di commozione.
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Piumone di spugna
peluche nel caldo
fuori neve inverno
nidi di luci nel buio.
Notte e stelle lassù
come se fosse estate
non c'è stagione nel cielo
solo piogge di commozione.
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sabato 26 dicembre 2009
IL TEMPO NON ESISTE
Vi annuncio un post assurdo, lungo e complicato, in cui mi diverto a sostenere e spiegare un'ipotesi alquanto bizzarra ma che forse forse contiene una briciola di verità. Se così fosse, la nostra concezione del tempo potrebbe cambiare radicalmente.
Prendetevi del tempo per leggere con calma, buona lettura.
Il tempo non esiste.
E non esiste perché è relativo.
Esiste invece la nostra concezione di "tempo" e come noi lo viviamo.
Lo stesso momento se per me è molto veloce per un'altra persona può essere lentissimo.
E da cosa dipende?
Dipende da come viviamo lo stesso istante.
Vi spiego meglio il concetto con un esempio.
I sogni sono una realtà che nasce, si sviluppa e muore molto in fretta. Ci sono certi sogni che durando pochi istanti, secondi o minuti, e contengono l'intensità di ore se non giorni.
Perché questo?
Perché il pensiero è molto veloce, e la realtà dei sogni risiede nei pensieri e pertanto si muove a quella velocità.
Se volessimo dirla in altro modo il tempo è uno spazio nel quale la nostra mente viaggia a certe velocità, a volte percorre una determinata lunghezza in pochi secondi, altre volte ci mette tantissimo.
E' qui il punto.
Se guardiamo il tutto da un punto di vista "tempo-centrico", in dieci secondi di realtà la nostra mente può vivere, ad esempio, tempi variabili come da alcune ore ad alcuni secondi.
Se la guardiamo da un punto di vista "mente-centrica" lo scorrere del tempo mentale invece è sempre uguale, solo che a volte riempie alcuni minuti, altre diverse ore, altre ancora pochi secondi.
Se assumiamo quanto detto per vero possiamo affermare che la stessa vita misurata in un sistema "tempo-centrico" di 70 anni potrebbe durare in un'ottica "mente-centrica" tempi diversi, 40 anni come 150, giusto per fare numeri a caso.
Verrebbe da pensare che più viviamo nei nostri pensieri più il tempo si allunga e quindi viviamo di più.
In realtà io credo sia fondamentale il grado di consapevolezza nel vivere.
Mi spiego.
Se viviamo nei nostri pensieri, che sono molto veloci, ma non ne siamo consapevoli, in realtà perdiamo ciò che accade intorno a noi perchè intenti e dispersi in altri mondi. Non possiamo nemmeno affermare che stiamo vivendo quegli stessi mondi perchè non abbiamo scelto di farlo ne siamo consapevoli che sta accadendo.
Per capire questo basta provare durante la giornata a vedere quanto spesso ci perdiamo in pensieri solo per riempire un vuoto, senza averlo scelto, senza alcuna utilità.
Questo è il caso-esempio di vivere una vita di 70 anni come se l'intensità fosse di 40 perché perdiamo vita reale costantemente. E' come se fossimo un colabrodo.
Il passo successivo in questo caso sarebbe quello di smettere di pensare, di perdersi nei pensier ei diventare presenti nello scorrere del tempo "reale da orologio" per intenderci e vivere la vita almeno nella sua interezza di 70 anni (chiudendo i buchi del colabrodo).
Il passo successivo credo sia quello di ritornare a formulare pensieri, ma in modo consapevole, scegliendo in modo presente di vivere il pensiero e di vivere in modo presente lo stesso pensiero (che non è uguale anche se sembra una ripetizione).
Ciò sarebbe la vera chiave per allungare la vita.
L'elisir dell'eterna giovinezza.
Se poi gli scienziati ci dicono il vero sulla differenza di velocità tra pensiero e realtà, cioè che un secondo nel pensiero è migliaia di volte più veloce di un secondo reale, allora possiamo vagamente immaginare di quanto si potrebbe allungare la nostra vita in una visione temporale "mente-centrica".
L'incredibile ed il difficile da comprendere è che esiste qualcosa di ancora più veloce del pensiero, ossia le emozioni, le impressioni. Se "l'impressione emotiva" è a sua volta migliaia di volte più veloce del pensiero possiamo davvero solo tentare di immaginare come si evolverebbe in questo caso la durata del tempo, nella concezione temporale "mente-centrica", qualora si raggiungesse la piena consapevolezza e presenza nel mondo delle nostre emozioni.
Fantascienza?
Forse no.
E' proprio a causa di questo divario enorme di velocità che durante il nostro vivere quotidiano percepiamo l'impressione dell'emozione, che è istantanea, come un qualcosa di estremamente intenso e potente, proprio perché racchiude dentro di se un tempo "mente-centrico" della durata magari di svariati millenni. L'emozione, in questo caso, sarebbe un piccolo universo in noi contenuto e generato che, anche se non vissuto in modo presente, è comunque talmente denso da scuoterci nel nostro profondo.
E' come se l'infinito in termini temporali non fosse il prolungarsi del "tempo-orologio" all'infinito, ma i livelli che la nostra coscienza può raggiungere all'interno dello stesso tempo-orologio.
E' come se il tempo si espandesse in se stesso, ma sarebbe più corretto dire che è la nostra sensibilità di vivere che si espanderebbe all'interno del "tempo-orologio".
In questa prospettiva la nostra definizione di tempo cadrebbe, perché non esisterebbero più nessun punto fisso, nessuna scala per misurarlo, nessun sistema uguale per tutti e uguale nel tempo. Parlare di tempo-orologio sarebbe parlare di un qualcosa che sostanzialmente non esiste perché tutto sarebbe relativo ed esiterebbe solo il nostro tempo-mentale.
Inoltre tornando ad esaminare il mondo delle emozioni e ciò che ci può insegnare, l'emozione-universo (la chiamo così vista la sua densità e vastità spazio-temporale in una visione mente-centrica) scuoterebbe la nostra essenza nel suo profondo e nel suo inconscio perché ci avvicina, per sua natura di Essere, al Senso in Essa contenuto.
Come il profumo del fiore si rivela al nostro naso anche quando non ne siamo consapevoli, ed ha il potere di commuoverci, allo stesso modo l'esistenza delle emozioni ci tocca e ci avvicina al capire quei concetti che tanto ci sono sembrati astrusi fin da quando ci sono stati nominati.
In effetti la nostra mente non è in grado di capire cosa significhi: vita immortale, eternità, spazio infinito...
Non è in grado di capire perché ferma ad una visione "tempo-orologio-centrica" del mondo.
Tuttavia l'emozione scuote in continuazione lo spirito avvicinando la sua comprensione della non-esistenza del tempo-orologio e la comprensione della Vera realtà per il solo fatto di Esistere e di mostrarsi. E' infatti comune la sensazione che un emozione particolarmente intensa, per quale che sia, duri in eterno. Basti pensare a come ci possiamo sentire perduti in un'eterna sofferenza qualora siamo identificati in un'emozione particolarmente negativa, o che sembri un'eterna felicità quando accade il contrario.
Stiamo in realtà vivendo frangenti spazio-temporali vicini all'immortalità.
L'emozione ci permetterebbe quindi una sorta di brevissima illuminazione, una sorta di "prequel" se vogliamo chiamarla così, sul come sarebbe il vivere in maniera Presente le nostre emozioni, sul significato che potrebbe avere per noi capire che il tempo-orologio non esiste, che il tempo-realtà è relativo alla capacità di essere presenti della nostra coscienza e che può trascendere la velocità del tempo-orologio accelerandola o rallentandola a piacimento.
Prendetevi del tempo per leggere con calma, buona lettura.
Il tempo non esiste.
E non esiste perché è relativo.
Esiste invece la nostra concezione di "tempo" e come noi lo viviamo.
Lo stesso momento se per me è molto veloce per un'altra persona può essere lentissimo.
E da cosa dipende?
Dipende da come viviamo lo stesso istante.
Vi spiego meglio il concetto con un esempio.
I sogni sono una realtà che nasce, si sviluppa e muore molto in fretta. Ci sono certi sogni che durando pochi istanti, secondi o minuti, e contengono l'intensità di ore se non giorni.
Perché questo?
Perché il pensiero è molto veloce, e la realtà dei sogni risiede nei pensieri e pertanto si muove a quella velocità.
Se volessimo dirla in altro modo il tempo è uno spazio nel quale la nostra mente viaggia a certe velocità, a volte percorre una determinata lunghezza in pochi secondi, altre volte ci mette tantissimo.
E' qui il punto.
Se guardiamo il tutto da un punto di vista "tempo-centrico", in dieci secondi di realtà la nostra mente può vivere, ad esempio, tempi variabili come da alcune ore ad alcuni secondi.
Se la guardiamo da un punto di vista "mente-centrica" lo scorrere del tempo mentale invece è sempre uguale, solo che a volte riempie alcuni minuti, altre diverse ore, altre ancora pochi secondi.
Se assumiamo quanto detto per vero possiamo affermare che la stessa vita misurata in un sistema "tempo-centrico" di 70 anni potrebbe durare in un'ottica "mente-centrica" tempi diversi, 40 anni come 150, giusto per fare numeri a caso.
Verrebbe da pensare che più viviamo nei nostri pensieri più il tempo si allunga e quindi viviamo di più.
In realtà io credo sia fondamentale il grado di consapevolezza nel vivere.
Mi spiego.
Se viviamo nei nostri pensieri, che sono molto veloci, ma non ne siamo consapevoli, in realtà perdiamo ciò che accade intorno a noi perchè intenti e dispersi in altri mondi. Non possiamo nemmeno affermare che stiamo vivendo quegli stessi mondi perchè non abbiamo scelto di farlo ne siamo consapevoli che sta accadendo.
Per capire questo basta provare durante la giornata a vedere quanto spesso ci perdiamo in pensieri solo per riempire un vuoto, senza averlo scelto, senza alcuna utilità.
Questo è il caso-esempio di vivere una vita di 70 anni come se l'intensità fosse di 40 perché perdiamo vita reale costantemente. E' come se fossimo un colabrodo.
Il passo successivo in questo caso sarebbe quello di smettere di pensare, di perdersi nei pensier ei diventare presenti nello scorrere del tempo "reale da orologio" per intenderci e vivere la vita almeno nella sua interezza di 70 anni (chiudendo i buchi del colabrodo).
Il passo successivo credo sia quello di ritornare a formulare pensieri, ma in modo consapevole, scegliendo in modo presente di vivere il pensiero e di vivere in modo presente lo stesso pensiero (che non è uguale anche se sembra una ripetizione).
Ciò sarebbe la vera chiave per allungare la vita.
L'elisir dell'eterna giovinezza.
Se poi gli scienziati ci dicono il vero sulla differenza di velocità tra pensiero e realtà, cioè che un secondo nel pensiero è migliaia di volte più veloce di un secondo reale, allora possiamo vagamente immaginare di quanto si potrebbe allungare la nostra vita in una visione temporale "mente-centrica".
L'incredibile ed il difficile da comprendere è che esiste qualcosa di ancora più veloce del pensiero, ossia le emozioni, le impressioni. Se "l'impressione emotiva" è a sua volta migliaia di volte più veloce del pensiero possiamo davvero solo tentare di immaginare come si evolverebbe in questo caso la durata del tempo, nella concezione temporale "mente-centrica", qualora si raggiungesse la piena consapevolezza e presenza nel mondo delle nostre emozioni.
Fantascienza?
Forse no.
E' proprio a causa di questo divario enorme di velocità che durante il nostro vivere quotidiano percepiamo l'impressione dell'emozione, che è istantanea, come un qualcosa di estremamente intenso e potente, proprio perché racchiude dentro di se un tempo "mente-centrico" della durata magari di svariati millenni. L'emozione, in questo caso, sarebbe un piccolo universo in noi contenuto e generato che, anche se non vissuto in modo presente, è comunque talmente denso da scuoterci nel nostro profondo.
E' come se l'infinito in termini temporali non fosse il prolungarsi del "tempo-orologio" all'infinito, ma i livelli che la nostra coscienza può raggiungere all'interno dello stesso tempo-orologio.
E' come se il tempo si espandesse in se stesso, ma sarebbe più corretto dire che è la nostra sensibilità di vivere che si espanderebbe all'interno del "tempo-orologio".
In questa prospettiva la nostra definizione di tempo cadrebbe, perché non esisterebbero più nessun punto fisso, nessuna scala per misurarlo, nessun sistema uguale per tutti e uguale nel tempo. Parlare di tempo-orologio sarebbe parlare di un qualcosa che sostanzialmente non esiste perché tutto sarebbe relativo ed esiterebbe solo il nostro tempo-mentale.
Inoltre tornando ad esaminare il mondo delle emozioni e ciò che ci può insegnare, l'emozione-universo (la chiamo così vista la sua densità e vastità spazio-temporale in una visione mente-centrica) scuoterebbe la nostra essenza nel suo profondo e nel suo inconscio perché ci avvicina, per sua natura di Essere, al Senso in Essa contenuto.
Come il profumo del fiore si rivela al nostro naso anche quando non ne siamo consapevoli, ed ha il potere di commuoverci, allo stesso modo l'esistenza delle emozioni ci tocca e ci avvicina al capire quei concetti che tanto ci sono sembrati astrusi fin da quando ci sono stati nominati.
In effetti la nostra mente non è in grado di capire cosa significhi: vita immortale, eternità, spazio infinito...
Non è in grado di capire perché ferma ad una visione "tempo-orologio-centrica" del mondo.
Tuttavia l'emozione scuote in continuazione lo spirito avvicinando la sua comprensione della non-esistenza del tempo-orologio e la comprensione della Vera realtà per il solo fatto di Esistere e di mostrarsi. E' infatti comune la sensazione che un emozione particolarmente intensa, per quale che sia, duri in eterno. Basti pensare a come ci possiamo sentire perduti in un'eterna sofferenza qualora siamo identificati in un'emozione particolarmente negativa, o che sembri un'eterna felicità quando accade il contrario.
Stiamo in realtà vivendo frangenti spazio-temporali vicini all'immortalità.
L'emozione ci permetterebbe quindi una sorta di brevissima illuminazione, una sorta di "prequel" se vogliamo chiamarla così, sul come sarebbe il vivere in maniera Presente le nostre emozioni, sul significato che potrebbe avere per noi capire che il tempo-orologio non esiste, che il tempo-realtà è relativo alla capacità di essere presenti della nostra coscienza e che può trascendere la velocità del tempo-orologio accelerandola o rallentandola a piacimento.
venerdì 25 dicembre 2009
BUON NATALE
Vi auguro un Natale vissuto diversamente, in modo nuovo.
Vi auguro di viverlo veramente, soprattutto.
Vi auguro un Natale di presenza, presenti in ogni momento, in ogni parola, in ogni emozione, sorriso, gesto, cibo, profumo, vi auguro tutto un gustarsi ogni secondo che trascorre.
Vi auguro un Natale vissuto fuori dalla routine, vi auguro che possiate vivere in modo nuovo ciò che sembra lo stesso, per ricordarvi di oggi e non confonderlo con gli altri Natali.
Vi auguro di Esserci in questo Natale.
Buon Natale.
Vi auguro di viverlo veramente, soprattutto.
Vi auguro un Natale di presenza, presenti in ogni momento, in ogni parola, in ogni emozione, sorriso, gesto, cibo, profumo, vi auguro tutto un gustarsi ogni secondo che trascorre.
Vi auguro un Natale vissuto fuori dalla routine, vi auguro che possiate vivere in modo nuovo ciò che sembra lo stesso, per ricordarvi di oggi e non confonderlo con gli altri Natali.
Vi auguro di Esserci in questo Natale.
Buon Natale.
giovedì 24 dicembre 2009
IMPRESSIONISMO E DEPRESSIONE
.
.
.
Illusioni di luci e scuri
altalene rosso sangue,
un cane divora famelico
l'unico pasto dei sette.
Testa o croce, scegli.
Come nero o bianco
pezzi di una scacchiera,
monocromo scolorato.
Vuoi dire basta a quel
rumore martellante,
l'orologio rotto sul muro
e l'eco tetro dal pozzo.
.
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Illusioni di luci e scuri
altalene rosso sangue,
un cane divora famelico
l'unico pasto dei sette.
Testa o croce, scegli.
Come nero o bianco
pezzi di una scacchiera,
monocromo scolorato.
Vuoi dire basta a quel
rumore martellante,
l'orologio rotto sul muro
e l'eco tetro dal pozzo.
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mercoledì 23 dicembre 2009
SOTTOMARINO
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Un groviglio di rovi.
Io aspetto che il passato
bussi alla mia porta
sapendo che gliela sbatterei
in faccia, risentito.
Attendo, come in un sogno
senza svegliarmi,
incapace di intendere
e di volere, muovendomi
a caso sulle onde del mare.
Senza controllo la mia barca
prosegue cercando un vento
che non c'è più, ciò che voglio
è illusione e nessuno lo sa meglio di me,
voglio e respingo da solo un profumo
che solo lui sa donarmi la vita.
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Un groviglio di rovi.
Io aspetto che il passato
bussi alla mia porta
sapendo che gliela sbatterei
in faccia, risentito.
Attendo, come in un sogno
senza svegliarmi,
incapace di intendere
e di volere, muovendomi
a caso sulle onde del mare.
Senza controllo la mia barca
prosegue cercando un vento
che non c'è più, ciò che voglio
è illusione e nessuno lo sa meglio di me,
voglio e respingo da solo un profumo
che solo lui sa donarmi la vita.
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martedì 22 dicembre 2009
CHE FAI, MI LEGGI O NON MI LEGGI?
Solitamente apri una pagina web, a volte è per caso altre invece lo fai di proposito, e magari cominci a leggere incuriosito l'ultimo post di un blog che segui, o ci finisci per caso e rimani invischiato in quel che sembra un discorso strano o che vorresti sapere dove va a finire.
Beh, io vorrei invece ricominciare dal principio. Te lo riscrivo con altre parole, mi dirai te cosa ti cambia poi nel leggerlo.
Ciao.
Insomma hai cominciato a leggere questo post, e lo hai fatto fino qui, e questo vuol dire che probabilmente lo farai fino in fondo. Hai visto il titolo in grassetto, eri incuriosito, e da queste prime parole hai già capito che si tratta di un qualcosa di strano. Di diverso da ciò che ho sempre scritto. E sicuramente ti senti più coinvolto perché ti sto parlando direttamente. Ti sto tirando in causa. Poi è vero, non si capisce di cosa si tratta, qual è l'argomento, il senso del discorso.
Quel è il senso, ti chiedi, di una chiacchierata così, senza senso?
E forse è proprio per questo che ti senti più curioso...
Ti manca un tassello per capire.
Sei impaziente di capire e di sapere.
Ora stai pensando che sto cadendo nel banale e che forse ti deluderò.
Perché sembra che io stia dicendo in altre parole ciò che ti muove a leggere un libro, a scoprire la trama di un film.
E' dura sai trovare delle parole giuste per comunicarti qualcosa! Non è affatto facile, quindi non giudicarmi. E non pensare, per cortesia, che non lo stavi facendo. Perché è naturale che tu lo faccia, soprattutto quando io ti spingo, con qualche parola, proprio a farlo.
Perché io so cosa stai provando.
E tu sei là, che ti stai rassicurando che non è possibile.
Eppure è vero.
Le sfumature che passano attraverso le parole ed oltre le parole possono essere direzionate al tuo inconscio e tu farai esattamente ciò che mi aspetto che tu faccia.
Per esempio ora ti sale un leggero fastidio.
Per prima cosa perché mi trovi arrogante, e sotto sotto è anche perché ti senti invaso nel tuo cervello. Stuprato.
In effetti ti da fastidio la mia frase di prima: "Perché io so cosa stai provando."
E sinceramente ti da fastidio anche la parola "stuprato".
Sei convinto che io non possa sapere ciò che provi o ciò che pensi.
Ed in effetti non posso saperlo PRIMA di aver scritto questa frase.
Ma dopo...
Ti senti attaccato.
Infastidito.
Dipende da ciò che scrivo, dalle parole che uso.
Come posso sapere ciò che stavi pensando?
Hai provato fastidio.
E perché?
Te lo dico io.
Se ti concederai di mettere da parte questa sensazione interna per un attimo, cosa che, ora che ti ho detto che era voluto, forse non ti risulterà così difficile.
E' perché tu hai sempre creduto che i tuoi pensieri fossero solo tuoi e provenissero solo da te.
E' il tuo mondo, e ne sei sicuro.
Le tue emozioni sono tue, e ne sei sicuro.
E stai là, spensierato, con una faccia un poco da ebete convinto che quello che provi dimostra che esisti.
E soprattutto, ti piace dondolarti nelle tue emozioni.
E ti piace anche scoprire quelle degli altri.
Ti piace quando noti somiglianze con gli altri.
Quando scopri di condividere gli stessi pensieri, le stesse sensazioni, le stesse emozioni.
Ma ti darebbe un gran fastidio scoprire che tanti tuoi pensieri, sensazioni ed emozioni ti salgono al cervello perché qualcuno ha voluto così.
L'imput, qui, ce lo metto io, ad esempio.
E qui ti salta il palco.
Ne hai appena avuta la prova.
E ti sei sentito nudo.
Ho ragione?
"No!" Tu vorresti rispondermi.
Sei là, che vorresti controbattere ma non puoi, forse lo farai con un commento alla fine, forse nemmeno, ma io intanto me la rido, perché volevo punzecchiarti ancora, per farti capire il senso di ciò che sto dicendo.
Per tenerti attento, presente nel discorso.
Tu non hai barriere.
Non hai barriere proprio perché credi di averle.
Però nel momento in cui cominci a leggere le mie parole, mi dai potere sulle tue emozioni, ed in base a ciò che scrivo ti posso generare odio, fastidio, amore, gioia, pace, serenità, divertimento e così via in una lista lunghissima...
E' un gioco il mio, ed il tuo un stare al gioco.
Leggi libri o altro perché vuoi giocare.
Sembra banale ma non lo è affatto.
E' chiaro che un libro ti genera emozioni.
Ma ciò che non hai mai pensato è che esistono persone che ti generano emozioni di proposito, mentre tu non te ne accorgi.
E questo perché sei nato in un sistema, ed in media, tutti hanno imparato alcune reazioni meccaniche a certi stimoli esterni.
E' la reazione meccanica della tua parte emotiva-inconscia che non hai mai considerato, di cui non ti sei mai accorto perché pensavi fosse parte di te, della tua anima, sempre se ci credi all'anima, e comunque non immaginavi nemmeno fosse un condizionamento esterno.
Questa è la tua mancanza di barriere.
Questa è la tua nudità.
Questo è il tuo essere manipolabile.
Perché se oggi il mio intento era metterti al corrente di questa mia recente scoperta, un'altra persona ti avrebbe potuto vendere una nuova vasca da bagno, la pastiglia per allungarti il pene, una cremina spalmabile per essere belli oppure che hai bisogno di una centrale nucleare vicino a casa per far funzionare lo stato. Chi lo sa?
E già dicendo così sento che potrei influenzarti a fondo.
Potrei tornare indietro nel post, cambiare qualche parolina, metterti di buon umore, cancellare i fastidi che ti ho dato, e forse in conclusione riuscirei a metterti contro le centrali nucleari.
Oppure potrei calcare la mano, generarti un poco di fastidio in più con qualche frase "ad hoc" e qui in fondo farti sembrare che tutto il discorso era a fini politici, così te la prenderesti con me e lo faresti anche con tutto quello che dico e probabilmente saresti alla fine contento di avere una centrale di fronte a casa.
Ma non è così.
Lo senti dentro che il senso è un altro.
Ed ora potrei anche scherzarci sul senso del discorso.
Va beh, chiudiamola qui, hai capito, acqua in bocca, e stai attento agli oroscopi.
Beh, io vorrei invece ricominciare dal principio. Te lo riscrivo con altre parole, mi dirai te cosa ti cambia poi nel leggerlo.
Ciao.
Insomma hai cominciato a leggere questo post, e lo hai fatto fino qui, e questo vuol dire che probabilmente lo farai fino in fondo. Hai visto il titolo in grassetto, eri incuriosito, e da queste prime parole hai già capito che si tratta di un qualcosa di strano. Di diverso da ciò che ho sempre scritto. E sicuramente ti senti più coinvolto perché ti sto parlando direttamente. Ti sto tirando in causa. Poi è vero, non si capisce di cosa si tratta, qual è l'argomento, il senso del discorso.
Quel è il senso, ti chiedi, di una chiacchierata così, senza senso?
E forse è proprio per questo che ti senti più curioso...
Ti manca un tassello per capire.
Sei impaziente di capire e di sapere.
Ora stai pensando che sto cadendo nel banale e che forse ti deluderò.
Perché sembra che io stia dicendo in altre parole ciò che ti muove a leggere un libro, a scoprire la trama di un film.
E' dura sai trovare delle parole giuste per comunicarti qualcosa! Non è affatto facile, quindi non giudicarmi. E non pensare, per cortesia, che non lo stavi facendo. Perché è naturale che tu lo faccia, soprattutto quando io ti spingo, con qualche parola, proprio a farlo.
Perché io so cosa stai provando.
E tu sei là, che ti stai rassicurando che non è possibile.
Eppure è vero.
Le sfumature che passano attraverso le parole ed oltre le parole possono essere direzionate al tuo inconscio e tu farai esattamente ciò che mi aspetto che tu faccia.
Per esempio ora ti sale un leggero fastidio.
Per prima cosa perché mi trovi arrogante, e sotto sotto è anche perché ti senti invaso nel tuo cervello. Stuprato.
In effetti ti da fastidio la mia frase di prima: "Perché io so cosa stai provando."
E sinceramente ti da fastidio anche la parola "stuprato".
Sei convinto che io non possa sapere ciò che provi o ciò che pensi.
Ed in effetti non posso saperlo PRIMA di aver scritto questa frase.
Ma dopo...
Ti senti attaccato.
Infastidito.
Dipende da ciò che scrivo, dalle parole che uso.
Come posso sapere ciò che stavi pensando?
Hai provato fastidio.
E perché?
Te lo dico io.
Se ti concederai di mettere da parte questa sensazione interna per un attimo, cosa che, ora che ti ho detto che era voluto, forse non ti risulterà così difficile.
E' perché tu hai sempre creduto che i tuoi pensieri fossero solo tuoi e provenissero solo da te.
E' il tuo mondo, e ne sei sicuro.
Le tue emozioni sono tue, e ne sei sicuro.
E stai là, spensierato, con una faccia un poco da ebete convinto che quello che provi dimostra che esisti.
E soprattutto, ti piace dondolarti nelle tue emozioni.
E ti piace anche scoprire quelle degli altri.
Ti piace quando noti somiglianze con gli altri.
Quando scopri di condividere gli stessi pensieri, le stesse sensazioni, le stesse emozioni.
Ma ti darebbe un gran fastidio scoprire che tanti tuoi pensieri, sensazioni ed emozioni ti salgono al cervello perché qualcuno ha voluto così.
L'imput, qui, ce lo metto io, ad esempio.
E qui ti salta il palco.
Ne hai appena avuta la prova.
E ti sei sentito nudo.
Ho ragione?
"No!" Tu vorresti rispondermi.
Sei là, che vorresti controbattere ma non puoi, forse lo farai con un commento alla fine, forse nemmeno, ma io intanto me la rido, perché volevo punzecchiarti ancora, per farti capire il senso di ciò che sto dicendo.
Per tenerti attento, presente nel discorso.
Tu non hai barriere.
Non hai barriere proprio perché credi di averle.
Però nel momento in cui cominci a leggere le mie parole, mi dai potere sulle tue emozioni, ed in base a ciò che scrivo ti posso generare odio, fastidio, amore, gioia, pace, serenità, divertimento e così via in una lista lunghissima...
E' un gioco il mio, ed il tuo un stare al gioco.
Leggi libri o altro perché vuoi giocare.
Sembra banale ma non lo è affatto.
E' chiaro che un libro ti genera emozioni.
Ma ciò che non hai mai pensato è che esistono persone che ti generano emozioni di proposito, mentre tu non te ne accorgi.
E questo perché sei nato in un sistema, ed in media, tutti hanno imparato alcune reazioni meccaniche a certi stimoli esterni.
E' la reazione meccanica della tua parte emotiva-inconscia che non hai mai considerato, di cui non ti sei mai accorto perché pensavi fosse parte di te, della tua anima, sempre se ci credi all'anima, e comunque non immaginavi nemmeno fosse un condizionamento esterno.
Questa è la tua mancanza di barriere.
Questa è la tua nudità.
Questo è il tuo essere manipolabile.
Perché se oggi il mio intento era metterti al corrente di questa mia recente scoperta, un'altra persona ti avrebbe potuto vendere una nuova vasca da bagno, la pastiglia per allungarti il pene, una cremina spalmabile per essere belli oppure che hai bisogno di una centrale nucleare vicino a casa per far funzionare lo stato. Chi lo sa?
E già dicendo così sento che potrei influenzarti a fondo.
Potrei tornare indietro nel post, cambiare qualche parolina, metterti di buon umore, cancellare i fastidi che ti ho dato, e forse in conclusione riuscirei a metterti contro le centrali nucleari.
Oppure potrei calcare la mano, generarti un poco di fastidio in più con qualche frase "ad hoc" e qui in fondo farti sembrare che tutto il discorso era a fini politici, così te la prenderesti con me e lo faresti anche con tutto quello che dico e probabilmente saresti alla fine contento di avere una centrale di fronte a casa.
Ma non è così.
Lo senti dentro che il senso è un altro.
Ed ora potrei anche scherzarci sul senso del discorso.
Va beh, chiudiamola qui, hai capito, acqua in bocca, e stai attento agli oroscopi.
lunedì 21 dicembre 2009
2012, STRANO TRAILER
Un ventuno.
E c'è chi crede che ci rimangano solo due anni.
L'altra sera mi apprestavo a guardare un dvd a noleggio e che vedo come prima pubblicità?
Una foto della fine del mondo, un'inondazione assurda. Sembrava un trailer di qualche film apocalittico con effetti coi controfiocchi. Sembrava figo. E la voce nel trailer cominciava...
Immaginate la fine del mondo, cosa farebbero i governi se sapessero che 6 miliardi di persone moriranno nel 2012? Cosa si comporterebbero? Come lo direbbero alle persone?
Ed io pensavo, figo, si preannuncia veramente un gran bel film.
E poi, invece del titolo o di quando uscirà il film compare la scritta a caratteri cubitali:
E c'è chi crede che ci rimangano solo due anni.
L'altra sera mi apprestavo a guardare un dvd a noleggio e che vedo come prima pubblicità?
Una foto della fine del mondo, un'inondazione assurda. Sembrava un trailer di qualche film apocalittico con effetti coi controfiocchi. Sembrava figo. E la voce nel trailer cominciava...
Immaginate la fine del mondo, cosa farebbero i governi se sapessero che 6 miliardi di persone moriranno nel 2012? Cosa si comporterebbero? Come lo direbbero alle persone?
Ed io pensavo, figo, si preannuncia veramente un gran bel film.
E poi, invece del titolo o di quando uscirà il film compare la scritta a caratteri cubitali:
semplicemente non lo direbbero
2012
scopri la verità in rete.
Informati.
scopri la verità in rete.
Informati.
Ci sono rimasto di cacca. Dire merda è diventato scurrile.
Innanzitutto mi chiedo una cosa: perchè una trailer di un film mi fa questa informazione ed a lui cosa ne viene nel farla?
La seconda: chi ha pagato per girare quella scena apocalittica?
Poi mi vengono in mente alcune parole sagge: Perchè scandalizzarsi della possibilità di morire nel 2012 quando in realtà esiste ogni giorno della nostra vita?
Non posso dire cosa accadrà.
Semplicemente non lo so.
Non posso fare nulla in merito.
Posso però vivere al meglio i prossimi due anni. Cominciare a vivere come se ogni giorno potesse essere l'ultimo, come d'altronde sarebbe giusto fare sempre, per vivere bene ed intensamente.
Innanzitutto mi chiedo una cosa: perchè una trailer di un film mi fa questa informazione ed a lui cosa ne viene nel farla?
La seconda: chi ha pagato per girare quella scena apocalittica?
Poi mi vengono in mente alcune parole sagge: Perchè scandalizzarsi della possibilità di morire nel 2012 quando in realtà esiste ogni giorno della nostra vita?
Non posso dire cosa accadrà.
Semplicemente non lo so.
Non posso fare nulla in merito.
Posso però vivere al meglio i prossimi due anni. Cominciare a vivere come se ogni giorno potesse essere l'ultimo, come d'altronde sarebbe giusto fare sempre, per vivere bene ed intensamente.
domenica 20 dicembre 2009
CRACK, MI SVEGLIO
Sono sotto la doccia.
L'acqua scorre calda sul mio corpo, mi sto rilassando.
Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l'altro, cambiano tema e colore e poi...
Crack.
Mi sveglio.
Da quanto sono sotto la doccia?
Sto guidando.
Le curve si intervallano con bei rettilinei, al paesaggio che mi circonda alle altre auto ed alla musica che esce bellissima dagli altoparlanti.
Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l'altro, cambiano tema e colore e poi...
Crack.
Mi sveglio.
Quanta strada ho fatto? Non mi sono nemmeno accorto di essere arrivato.
Sono con un gruppo di amici che si fanno quattro chiacchiere, una camminata assieme, e ad un certo punto del discorso...
Pluff.
Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l'altro, cambiano tema e colore e poi...
Crack.
Mi sveglio.
Di cosa stanno parlando?
L'acqua scorre calda sul mio corpo, mi sto rilassando.
Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l'altro, cambiano tema e colore e poi...
Crack.
Mi sveglio.
Da quanto sono sotto la doccia?
Sto guidando.
Le curve si intervallano con bei rettilinei, al paesaggio che mi circonda alle altre auto ed alla musica che esce bellissima dagli altoparlanti.
Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l'altro, cambiano tema e colore e poi...
Crack.
Mi sveglio.
Quanta strada ho fatto? Non mi sono nemmeno accorto di essere arrivato.
Sono con un gruppo di amici che si fanno quattro chiacchiere, una camminata assieme, e ad un certo punto del discorso...
Pluff.
Navigo tra i miei pensieri, sono là che scorrono, mi portano tra i flutti della mia mente, si susseguono uno dopo l'altro, cambiano tema e colore e poi...
Crack.
Mi sveglio.
Di cosa stanno parlando?
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