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mercoledì 26 agosto 2009

QUADRIS DI LEGGEREZZE E PENSIERI

Lo guardo e mi dice: "Giacomo, dove è finita la tua volontà?"
Cado dalle nuvole, con una faccia da ebete, sconcertato, mi guardo sotto la suola della scarpa destra...
...accidenti, non è nemmeno lì, dove sarà finita? Poi bevo un sorso di birra.

Mio padre un giorno mi disse: "Vedrai molte ragazze col passare dei giorni diventare bellissime, ne vedrai altre di belle perdere il loro fascino". Oggi ho avuto l'ennesima conferma che era vero.

Cos'è la pace interiore?
Forse è sentirsi liberi di provare emozioni e sensazioni, seguire le emozioni e le sensazioni al di là degli schemi, delle consuetudini. Essere liberi con se stessi di essere se stessi nei propri pensieri.
Liberi almeno dentro di noi, essere liberi dentro di essere onesti, non nascondere nulla almeno a noi stessi e non provare vergogna, accettarsi fino in fondo, anche sotto quello zerbino dove accumuliamo ciò che non vogliamo ammetterci.

Guardo oggi la pagina di un mio amico in facebook e vedo un mare di gente che lo saluta, lo chiama, lo invita...Ecco che mi sale un senso strano, come di inadeguatezza, vorrei anch'io avere amici così? Lo invidio? Non mi ero mai conosciuto in questo aspetto, sono forse invidioso mi sono chiesto? Eppure non mi consideravo tale, di difetti ne ho molti, ma mi sentivo estraneo a questo.
L'invidia.
Però non è invidia cattiva, era come se quella vista mi mostrasse cosa desiderassi.
Desidero davvero queste cose?
Perchè ho bisogno degli altri, della loro considerazione?
Ho forse bisogno che gli altri mi considerino per sentirmi vivo, per sentirmi di esistere?
Chi sono io?
Capite, mi è franato il terreno sotto i piedi. E ho fatto un bel volo perchè ho deciso di essere onesto con me stesso, e perchè no mi son detto non dovrei esserlo anche con voi? Uno più uno meno...Beh, ammetto che mi capita di invidiare, di aver bisogno degli altri, ammetto che ancora non Sono con la S maiuscola.
Io Sono?
Chi Sono?
Forse è perchè ancora non lo so che ho bisogno che gli altri mi dicano che, anche se non mi sono visto, se non mi sono trovato, io esisto. E questo perchè si tende a pensare che ciò che non si è ancora trovato non esista. Esiste solo ciò che ho già visto nella mia vita? No. Ho quindi forse bisogno degli altri per farmi capire che ci sono, esisto, respiro? In teoria no, ma in pratica si.
Questo è un inghippo interessante, devo far luce e chiarezza, imparare ad Essere al di là del parere degli altri, della loro considerazione, comprensione, amore. Io se esisto, Esisto oltre.
Se mi ritrovassi solo sulla terra cesserei di esistere?
No perchè esisto oltre.
Quindi il problema è psicologico, è risolvibile. E' maturabile.
Ho molto molto lavoro da fare su me stesso.
Mi ritrovo ancora alle prime curve in questa vita, su questo sentiero che conduce alla vetta della montagna. La strada è ancora lunga. Ma forse con un paio di passi giusti posso lasciarmi definitivamente dietro questo ostacolo.

martedì 20 gennaio 2009

AUTOINGANNO, FUORI DAL SOGNO

Vivo la vita, talvolta, come se fossi ad un parco, con leggerezza. Mi trovo a giocar come un bambino e notare differenze tra me stesso e le altre persone, capire perchè io sono diverso, cosa mi distingue, cosa non condivido dei modi di vivere delle altre persone...Allo stesso modo gioco pure a cercare cosa mi accomuna agli altri, a trovare similitudini, gente che ha la mia stessa filosofia, che la pensa come me, per passare assieme un po' di tempo, chiacchierando e giocando a scacchi. Facendo ciò "costruisco" me stesso, delineo i contorni di quella mia personalità come un cieco appoggia le mani sul viso per coglierne i lineamenti. Vado a tentoni, mi scopro con capacità di analisi binarie: si, no, condivido, non condivido, mi assomiglia, non mi assomiglia. Stavo pensando che è da sciocchi non aprire gli occhi se si può veder bene, se ci si può guardare in faccia e percepire quanto vibra la nostra anima, quanto profondi sono i nostri stessi occhi nell'istante in cui brillano di quella gioia di aver scoperto il mondo. Perchè stare assopiti in quel miraggio binario? Possiamo andare ben oltre da quella banale percezione, possiamo vedere, possiamo svegliarci, osservare, uscire dal parco, trovare noi stessi fuori dal sogno: nelle strade, nella vita. Posso smettere di giocare a cercarmi tra i larici, di giocare a mosca cieca in cerca di me stesso tra quelle persone che sono i miei esempi, perchè autoingannarmi così? Mi sto cercando dove non sono: meglio è se comincio a guardarmi dentro sincero.

domenica 18 gennaio 2009

MANIPURA

Dove sei amico? Quali ansie ti pervadono?
Ti sento tra il nero ed il bianco: grigio, un leone in gabbia.
Vedo in te luce e forza, ma percepisco tensione, turbamento, dubbi.
Respira, ritrova la stabilità di manipura, sono con te.

domenica 11 gennaio 2009

LA SFERA MISTICA

Ci sono delle persone, nella nostra vita, che sono importantissime.
Persone con le quali si condivide moltissimo di quello che si ha, dei propri pensieri, delle proprie paure, delle proprie debolezze, delle proprie gioie e passioni. E' nelle mani di queste persone che posiamo la nostra parte fragile, la nostra anima nuda, perchè in quelle mani abbiamo una grande fiducia. E' un grande dono che non senza qualche timore o fatica riusciamo a fare, è un dono però che unisce, che lega indissolubilmente, è il vero mostrarsi, guardarsi negli occhi e comprendersi.
E l'anima vibra, risuona forte.
L'amicizia vera, questo tipo di affetto o come vogliamo chiamarlo, che si può instaurare tra due persone, tra due famigliari, tra due amanti, tra due conoscenti, è come un diapason appoggiato su una grande cassa armonica; il dono di aprirsi e mostrare se stessi si posa su quei due cuori che vibrano e godono di quel calore, di quella stima, è come elevarsi nel sublime.
E' il pane di cui si nutre l'anima, ciò che la fa vivere veramente e crescere.
L'intensità di quel sentimento, il pane dell'affetto profondo, è qualcosa di straordinario, è un qualcosa che va oltre la concezione del tempo, dello spazio, non è definibile, non ha limiti, confini, non è concepibile secondo un "normale" ragionamento, si eleva in una sfera mistica che odora di immortalità, di spirito, di ultraterreno, di Dio.

venerdì 9 gennaio 2009

IL BRANCO, NECESSITA'?

Stavo meditando ancora una volta sulle paure degli uomini e sui loro istinti, in particolare ad una forma di istinto di sopravvivenza che l'uomo assume dagli istinti animaleschi che in lui vivono, sopiti o desti, chi più chi meno.
Abbiamo, credo, un bisogno di fare branco che si realizza in moltissime realtà. Abbiamo bisogno di sentirci parte di qualcosa, di essere parte di un gruppo, di definire il gruppo dettagliatamente, spesso di chiudere il gruppo, di restringerlo e delimitarlo con tanta precisione da poter essere definito quasi una famiglia: appunto il branco.
Possiamo cominciare a fare una scarrellata di esempi:
Nella musica troviamo i giovani d'oggi che si dividono e si identificano sotto bandiere vere e proprie che non si limitano solo a condividere una certa passione in comune ma si va oltre, a soddisfare quel bisogno di appartenenza, quella necessità di sopprimere la paura di stare da soli sentendosi parte di una specie di famiglia, si può cominciare a vestirsi allo stesso modo, un abbigliamento che caratterizzi quel tipo di "branco".
Abbiamo i punk, i metallari, i dark, i gebber, i rapper, i rockettari, i funkettoni, i truzzi...
E questo è solo un esempio. La nostra società è costellata da gruppi di persone che non si limitano solo a riunirsi sotto una passione comune, ma che riuniti tendono a chiudere il gruppo, a dettare leggi o codici morali, dogmi, usanze, pratiche, attenzioni da seguire scrupolosamente per poter ancora far parte del suddetto gruppo. In cambio i paurosi, i timorosi, chi ha sopita nell'inconscio quella paura di restare da soli, appagano nel branco questi bisogni e sentono di difenderli con maggior forza se riescono a saggiare la forza effettiva del gruppo o i suoi limiti, confini, oltre i quali il tal gruppo non si può più definire tale. Ora riporto altri esempi e vedrete come potete riconoscere questi atteggiamenti in talune persone che fanno parte di questi gruppi.

-Tifosi di tale squadra: tifosi del Verona, tifosi dell'Itas, tifosi della Juve...
-Giocatori: Sono giocatore della tal squadra di Rugby, di tal squadra di Hockey, di quella di calcio, del gruppo tal di nuotatori, appartenente al tal club, alla tal associazione sportiva...
-Politica: sei un leghista, un comunista, un fascista, un socialista, fai gruppo e ti chiudi, arrivi a disprezzare chi non è del tuo gruppo a priori, senza conoscere la persona nello specifico.(ne si potrebbe parlare per ore sulla politica, sul come si fa "gruppo" o "casta" ma si sconfinerebbe troppo, lascio a voi gli spunti di riflessione che sono innumerevoli...)
-Lavoro: anche sul lavoro si può assistere al "cameratismo", il nuovo arrivato deve cominciare ad entrare nel "gruppo" e deve guadagnarsi il rispetto facendo gavetta.
-Religione: Islamisti, Induisti, Fondamentalisti, Buddisti, Cristiani, con le sottodivisioni all'interno dello stesso gruppo: Cattolici, Ortodossi, Protestanti, e all'interno ancora dei sottogruppi: conservatori, innovatori... e avanti, e avanti.
-Ceto sociale: Ricchi, poveri, proletari, benestanti, borghesi, barboni, operai...
-Nazioni: Anche la nazione tende a far branco, si disprezzano gli immigrati, si sconfina nel e dal nazionalismo-patriottismo a livelli talmente elevati da generare disprezzo odio per chi non è nel gruppo, per il nuovo arrivato...

Io non critico il fatto che ci si trovi bene con persone che condividano la stessa filosofia, passioni, sport... Mi verrebbe però da criticare l'atteggiamento che tende alla chiusura, l'atteggiamento che viene da quell'istinto di preservare le cose così come sono, e di volerle immortalare, fermare. Il gruppo deve stare con se stesso, si tende a pensare cose del tipo siamo diversi, siamo branco, siamo come una famiglia, escludo l'altro, escludo il diverso, invento regole per tagliare, escludere, mi attacco alle sottigliezze per puntare il dito sul compagno: non è cattolico perchè non va a messa! non è leghista se parla con quella persona! non è un tifoso interista se esce con quell'amico milanista, non sei figo come noi e non puoi quindi stare con noi se non ti vesti di marca, non siete cristiani se usate il preservativo, non siete di sinistra se non siete pro aborto, non segui Dio se non segui la chiesa di Roma, non sei Buddista se non pratichi così e colà, non sei dell'Islam se non tratti così le donne se non segui alla lettera alcuni dettami, non sei un degno ciclista se non ti radi le gambe e se non hai i guanti da bici...

MA BASTA!

Se far parte di qualcosa significa escludere-essere escluso a qualsiasi livello lasciatemi fuori, fuori da tutti i gruppi, lasciatemi solo! Chi se ne importa di star solo, però almeno non gioco a questi giochetti psicologici da bambini dell'asilo e posso trovare me stesso, ripartire con una testa che sia mia, trovare altre persone isolate che sono uscite proprio perchè non ne potevano più e che cercano verità da adulti e non sti giochetti idioti!
E mi fa un certo dispiacere e vergogna e tristezza anche cadere, io per primo ma non penso di essere l'unico, nell'atteggiamento opposto: ti escludono? allora tutto il movimento è sbagliato, anche i valori che insegna le ideologie...
Ti dicono che non sei un vero cristiano se non vai a messa e tu proprio non ci vuoi andare perchè ti sa una cosa assurda, anacronistica e snaturalizzata? Ecco che cominci a pensare che tutta la chiesa fa schifo, che tutti quelli che si definiscono cristiani sono delle scimmie incapaci eccetera eccetera.
Ma quanta stupidità talvolta!
Si generalizza, ci si indispettisce, si generalizza, si esclude.

Voglio uscire da questa spirale, ricominciare, rivedere, risoppesare con mente lucida, incontaminata, disinibita tutto da capo.
Voglio superare la paura di stare da solo, fuori dal branco, e fare un poco di chiarezza su quanto mi sono indispettito da dogmi e regole di altri che paurosi volevano escludere e quanto io abbia generalizzato e perso per orgoglio alcune filosofie e pensieri che mi avrebbero arricchito tantissimo come Uomo e non come omino.

mercoledì 7 gennaio 2009

LA PRIMA SOSTA

Ho giusto fatto alcuni passi, sono salito verso la vetta di alcune lunghezze su di una strada larga e comoda ed ho fatto l'errore di voltarmi indietro. Essendo sempre vissuto laggiù nella pianura, l'essermi alzato di una decina di metri e riuscire a vedere un poco più lontano di come facevo, mi ha esaltato profondamente. Il panorama che si scorgeva da appena così poca altezza mi abbagliò con tanta veemenza che dovetti fermarmi un attimo, mi sedetti su di un masso e lo contemplai per lunghe ore. Dieci metri appena, e già si respira tutt'altra aria... possibile?
Proprio ieri mi sono rigirato verso il monte, ed ho capito quanta strada ho ancora da fare, e mi sono vergognato di quel tempo ozioso trascorso su quel masso, quell'aver capito poco e pensar d'aver capito molto fu il primo inganno della fatica e dell'arroganza. La mia prima sosta ha rischiato per un attimo di diventar l'ultima. Mi sono ritrovato tra le fauci della paura, del risentimento, dell'odio e della violenza solo perchè fui addolorato. Solo perchè soffrii volevo far soffrire. Ho tremato e rabbrividito quando me ne sono accorto.
Riuscir a lasciar indietro l'orgoglio a quella svolta e rimboccarsi le maniche sarà il prossimo passo, i prossimi dieci metri verso la vetta. Mi riprendo lo zaino sulle spalle con umiltà e bevo un sorso d'acqua, ho appena cominciato e mi scopro debole, distratto, non allenato e tremendamente lontano. Non pensavo di poter vacillare con così facilità senza rendermene conto, farò tesoro di questo, tenterò di non guardar più indietro, di non crogiolarmi nella strada fatta ma di fermarmi quel giusto per recuperar le forze per altri dieci metri di scalata.
Ho i miei moschettoni. Mi manca tutto il resto, corde, imbrago, rinvii... ma ho trovato i miei moschettoni!
Troverò anche il resto, ne sono sicuro.
A voi che state più avanti: ci vediamo in parete.

domenica 4 gennaio 2009

UN SENTITO GRAZIE

A volte basta poco, pochissimo, per piantare un seme, farlo germinare e crescere. A volte basta talmente poco, che nel tempo in cui si guarda all'orizzonte questo è già divenuto quercia, con radici profonde e con una chioma maestosa. E le stagioni del cuore passano, e la terra diventa sempre più fertile. E si continua, si cresce, si desidera, si diventa uomini. E ci sono doni che sono fatti di parole, e altri fatti di parole scritte. E godo di quella saggezza che leggo, godo di quelle parole che danno senso e significato ad una conoscenza che giaceva sopita dentro di me, vedo il cammino degli animali dei boschi verso la vetta, vedo i caprioli ed i cervi e la loro velocità, e vedo talvolta la loro tristezza per non poter insegnare la velocità alle tartarughe, e vedo la luce di una ricerca profonda, e l'amicizia che si realizza nel suo fine, che altro non è che non l'approfondimento dello spirito, e riconosco i miei maestri passati, maestri di saggezza, insegnanti non mi chiesero di entrare nella casa della loro saggezza bensì mi accompagnarono alla soglia della mia, e ai miei occhi si svelò il tesoro delle inifinite profondità dell'anima, e la consapevolezza di questa piccola verità fu un dono, immenso e il cammino un dono ancora più grande. A volte occorre dire grazie, ed io devo ringraziare tantissime persone, da chi ha condiviso con me a chi si è solo avvicinato alla mia vita, da chi si adoperò nel passato per tramandare la Via a chi si è adoperato per indicarmela, lentamente, svolta dopo svolta, strada dopo strada, incrocio dopo incrocio.

lunedì 29 dicembre 2008

POESIE O PROSA?

Forse ci si può chiedere perchè tante poesie ultimamente su queste pagine di pixel.
Forse posso tentar di spiegar la cosa con un'altra poesia, perchè con le parole mi è diventato troppo difficile, ma d'altronde non farei altro che far una caricatura disomogenea di pensieri già pensati da altri, da Benigni come mi riportarono o come i grandi poeti descrissero in altri lidi, scriverò poesie ancora, ma non in questo senso. La poesia arriva là, nelle descrizioni e nella comunicazione di stati d'animo, dove la prosa non riesce, e questo m'aiuta moltissimo perchè sento che due versi ben fatti mi appartengono e mi descrivono meglio di intere pagine ed al contempo stesso riesco a nascondere a voi qualche brutto fattaccio dietro una metrica ostrogota.
Si potrebbe, penso, fare una prosa bellissima e tanto vera.
Ma in questi giorni c'è qualcosa dentro di me che non mi sento di condividere se non a parole agli amici più cari, e pur questo a grande fatica. Lasciatemi andare avanti per qualche tempo a poesie, a crogiolarmi nelle parole, nell'arte e nella letteratura, lasciatemi esser vago sui fatti ma chiaro nelle emozioni.

venerdì 26 dicembre 2008

MERAVIGLIA

Ma quanto amo i discorsi profondi e le persone disposte a farli.
E' una meraviglia.

giovedì 25 dicembre 2008

BUON NATALE

Voglio augurare a voi tutti un buon Natale, di essere felici, di sorridere, di emozionarvi così da stampare nelle vostre anime un momento della vostra vita. Ho deciso in questo giorno che seguirò la strada del coraggio, ho bisogno di comprendere e superare i miei limiti, le mie paure, distruggere le catene che non mi fanno volare ma nascondere in un dormire soporifero della dimenticanza e dell'abbandono. Voglio rialzarmi ancora una volta, abbattere il muro dell'aspettativa, e librarmi nell'aria come una rondine che segue dall'alto la corsa del cavallo della vita verso l'orizzonte, verso quel sole che dona i colori al mondo.
Un abbraccio a voi tutti.

martedì 23 dicembre 2008

UN PASSO INDIETRO

Si parte per un viaggio con l'idea di crescere.
Ci si aspetta di trovare certezze, di trovare qualcosa che ci rafforzi.
Non capisco come mai, io, dopo un viaggio, mi senta ancora più confuso di quando sono partito, con ancora più dubbi, ancora più domande.
Finita l'eccitazione del ritorno mi trovo a fare i conti con me stesso, e son calcoli talmente difficili che solitamente ci impiego anni prima di risolverli.
Per andare avanti occorre far passi indietro?
Mi sento un goffo fragile gambero.

domenica 21 dicembre 2008

TORMENTI?

Ogni tanto riesco a leggere le mie emozioni come se si trattasse di un libro aperto.
Così logico, penso, che mi stupisco di non esserci arrivato prima.
E' chiaro, mi sento agitato perchè...mi sento incazzato perchè...e trovo risposte.
Ogni tanto mi aiuta, ridimensiono, risolvo la situazione.
Ogni tanto non mi aiuta nulla, è così, ho scoperto il motivo, ma rimango allo stesso punto.
Altre volte tento di leggere le mie emozioni ma non ci riesco.
Sono imperscrutabile a me stesso.
Ma la logica vince sempre, anche sulla parte irrazionale di noi stessi.
Se non la vedo è perchè ho la vista offuscata, lei esiste sicuramente, perchè esiste sempre la catena causa effetto, non esistono effetti se non vi sono le cause.
E' semplicistico e ozioso risolvere ripiegando nell'assenza di causa.
Gli effetti, anche sull'anima, derivano da cause tangibili.
Magari non si vedono, ma esistono sempre.
Mi tormento con questi pensieri perchè credo che il controllo totale delle emozioni sia la base per la ricerca a mente lucida della verità.

venerdì 19 dicembre 2008

OGGI MI SENTO RONDINE

Ogni tanto ci toccano dei pensieri riguardo al nostro futuro. E' inevitabile.
Osservo con curiosità il mio animo vacillare davanti a quel mare di opportunità, averne così tante è una fortuna immensa ma è altrettanto disarmante. Nulla o quasi ci è precluso, viviamo nella libertà più totale. Se ci sentiamo legati o prigionieri è, penso, conseguenza di una gabbia mentale nella quale ci autocostringiamo a vivere.
Qualcuno riassume il problema dicendo che è questione di priorità: vuoi fare famiglia? se la priorità è quella, la scelta diventa più facile, la libertà si restringe.

Ma che centra?
In potenza possiamo tutto, abbiamo la libertà di scegliere le nostre priorità, e questo è meraviglioso. Posso capire quali sono le cose davvero importanti per me e posso scegliere di conseguenza. Aver la libertà di fare questo è già sufficiente.

Oggi mi sento rondine.

venerdì 12 dicembre 2008

LA PORTA SOCCHIUSA CHE MI LASCIO ALLE SPALLE

LA LAMA CHE TRAFIGGE IL MIO CUORE
E' IL PEDAGGIO PER UNA VITA INCOERENTE


Talvolta penso che devo fregarmene. Anni fa lo facevo con disinvoltura, mi riusciva con facilità, pensavo ad altro. Oggi mi sa talmente difficile che rischio di impazzire. Non riesco più a non pensarci, ad arrendermi, a darmi per vinto. Non riesco più a non tenermi informato su ciò che sta accadendo, come non riesco più a soprassedere alle nefandezze che la più grande ed organizzata banda criminale Italiana sta perpetrando a spese dei cittadini. Non riesco, non posso con le conoscenze che ho essere ancora positivo. Se d'un tratto scoprissi che tutte le mie preoccupazioni sono infondate, se all'istante scoprissi che mi sbaglio, che la situazione non è tragica, che non esiste nessuna banda criminale al potere, che non esiste la nuova P2 e che non ci sono leggi schiaffo alla costituzione, se scoprissi che la democrazia italiana è ancora tale e garantita dal presidente Napolitano, se scoprissi che Grillo, Travaglio, Di Pietro e compagnia bella sono solo degli allarmisti e dei cialtroni, se scoprissi che Berlusconi è un grande presidente, non potrei che essere supercontento di aver torto, di aver sofferto un'oppressione frutto della mia immaginazione. Se scoprissi che il clima mondiale non sta degenerando irrimediabilmente mentre i governi antepongono al benessere, al futuro e alla vita della gente gli interessi finanziari delle major, se scoprissi che l'informazione non è controllata, se scoprissi che si fanno leggi con cervello, se scoprissi che De Magistris è un millantatore, se scoprissi che Gelli è un grande, se scoprissi che ho sempre creduto falsità non potrei che essere superfelice. Perchè vorrebbe dire che oggi è migliore di ieri e che si sta andando in una giusta direzione e verso un futuro migliore: sarei felicissimo di scoprirmi uno sciocco.
Invidio con tutta la mia forza, invidio con tutto me stesso, invidio oltre l'oltre quelle persone che hanno già fatto tutte le scoperte che vorrei fare io, che sono felici perchè il mondo sta girando bene, sono felici che Berlusconi offra posti di lavoro e faccia sensate e utili riforme, sono felici che non esista la fame nel mondo, sono felici che non vi siano sfruttamenti al terzo mondo da parte dei paesi così detti sviluppati, sono felici dello stato delle cose, della moda che rende così gioiosi e diversi i giovani e umili e accorti e simpatici e non superficiali, dell'informazione libera, dell'insorgere della cultura del gossip, della scuola che sforna professionisti impeccabili, della mafia sconfitta negli anni settanta ottanta, delle prospettive di vita sempre migliori, dell'occupazione odierna e dei salari così fantastici, delle prospettive di impiego dei giovani neolaureati, della democrazia, invidio quelle persone che hanno scoperto che il mondo si fonda su eccezionali principi morali ovunque rispettati, che hanno scoperto che l'Italia è il paese dove libertà uguaglianza giustizia e diritti sono pilastri portanti.
Voglio anch'io fare queste scoperte, voglio anch'io poter dire che mi sono sbagliato, che ero un pessimista, che ho sofferto senza ragione. Voglio anch'io poter essere felice e spensierato mentre dei bambini lavorano nelle fabbriche, mentre muoiono persone di fame e di sete, mentre ci sono guerre e carestie.
Voglio anch'io scoprire che non bisogna essere ciechi e sordi, oppure morti in una bara, per poter vedere un mondo che funziona a meraviglia, per poter vedere un'Italia esemplare, per poter vedere che l'inquinamento non esiste, che non esiste effetto serra, riscaldamento globale, scorie radioattive, polveri fini, diossina nel cibo, nell'aria e nella terra, per poter vedere uno sviluppo sostenibile del pianeta, nostra unica casa nell'universo.
Voglio anch'io scoprire che la ragione sta sempre dalla parte della maggioranza.
Voglio anch'io essere con la maggioranza, dalla parte del giusto, dalla parte di chi la sa lunga e che crede che la terra sia piatta, che dopo lo stretto di gibilterra vi sia un gran burrone verso gli abissi infernali.
La verità della maggioranza non sta mai dalla parte dei pochi, degli innovatori o degli allarmisti, dalla parte di chi sostenne, da solo contro tutti, che il mondo era sferico. La verità della maggioranza è comoda perchè non sta mai nelle parole di chi preannuncia un grosso cambiamento, di chi preannuncia catastrofi ambientali, di chi preannuncia che, anche se gli anni passano, si può regredire, tornare indietro, autodistruggersi. La storia non insegna, la storia è sempre stata una grande presa in giro che può essere considerata come una colossale opera narrativa senza insegnamenti al suo interno.
Voglio aprire gli occhi alla positività, essere spensierato mentre ammazzo la gente a mia insaputa conducendo una vita da ignorante all'insegna degli sprechi e del denaro.
Voglio essere spensierato mentre penso solo a me stesso, vorrei non aver rimorsi di coscienza nel condurre una vita piena di contraddizioni, voglio anch'io potermi ingannare facilmente, non cercare intenzionalmente le informazioni che potrebbero farmi cambiare idea, non sapere la verità, o scoprirne un'altra.
Eppure proprio non ce la faccio ad autostuprarmi il cervello a tal punto, riesco a comportarmi come una scimmia nella massa e fare le stesse cose degli altri, ma il senso di disagio che porto nel cuore a vivere in questa bieca illusione è forte a tal punto da togliermi il gusto di gioire della superficialità. Spero di non uccidere ripetutamente la mia coscienza con tanta veemenza da perdere quel briciolo di umanità che fiero porto sulle mie spalle, quella umanità e quella morale che talvolta mi schiacciano sotto il loro peso, che mi complicano le cose, che mi gettano in un labirinto di scelte e di domande, che mi fanno stare male con me stesso ogni minuto che mi fermo a riflettere sulla mia vita e sugli scopi ed ideali bellissimi che potrei perseguire ma che allontano da me, ripetutamente come un deficiente, soffrendo sempre di più. Non voglio perdere questa lama nel cuore che facendomi soffrire mi fa ricordare di essere un uomo, di avere un cuore che batte ed una mente che ragiona, uno spirito libero pronto ad amare ed a cercare la verità, questa lama nel mio cuore, questa sofferenza che vivo quotidianamente è la mia porta della salvezza, la porta socchiusa che lascio dietro di me ad ogni passo che faccio, mi offre la possibilità di un riscatto, di ricredermi, di ricominciare da capo una vita migliore nel momento in cui voglio piangere e pentirmi di tutte quelle scelte sbagliate ed egoistiche che ho fatto. La mia paura è di trovare, nel momento della necessità, quella porta chiusa blindata, saprò che è accaduto quando il mio cuore sarà sollevato dal dolore di quella lama affilata, la lama della consapevolezza ma...
...quando accadrà sarà troppo tardi.

domenica 7 dicembre 2008

L'INFLUENZA DELL'ORDINE

Ho sempre sentito parlare che esistono due tipi di persone: quelle ordinate e quelle disordinate. Ma mai che abbia sentito parlare dell'esistenza di una via di mezzo. Strano, io mi sento, alla luce dei fatti della mia convivenza qui, una più che valida dimostrazione dell'esistenza di una via di mezzo. Non mi sento più di far parte della categoria dei disordinati.

Sto imparando inoltre, sperimentando in prima persona, come il disordine influenzi il comportamento delle persone. L'ambiente in cui si vive riflette una parte della propria volontà di dare il meglio di noi stessi, l'inedia alberga latente pronta a prendere il sopravvento su quelle anime che vivono costantemente nel disordine annichilendone la capacità di agire e di essere attivi.

Vivere in un ambiente pulito e ordinato ha molta più importanza del solo aspetto estetico o sanitario, l'influenza si estende anche ad un benessere psicofisico che può avere un gran risvolto positivo sul morale e sul raggiungimento degli obiettivi che ci si impone. L'ordine rafforza la volontà.

mercoledì 3 dicembre 2008

IL VALORE DEL DENARO

Mi piace immensamente tentare di rompere le costruzioni mentali che si possono avere e cercare di vedere le cose sotto un'altra angolazione e talvolta stupirmi per dei particolari che non avevo mai notato prima.
L'argomento soldi-denaro è sempre molto scottante e difficile da toccare, tuttavia, pensavo, il valore dei soldi non è altro che una costruzione mentale degli uomini.
Mi spiego, il denaro non è tale e non ha lo stesso valore in tutti i posti del mondo, non è un bene che ha un valore intrinseco come una banana, cioè una banana è una banana se dispersa in mezzo alla giungla o in una grande città all'avanguardia. I soldi invece no, il denaro ha valore perchè nasciamo viviamo e moriamo tra persone che danno lo stesso valore a quegli oggetti.
Se ci si pensa bene sono soltanto carta e pezzi di metallo e sono utili solo a comperare altri oggetti.
Puoi avere tutti i soldi di questo mondo e morire di fame se non trovi nessuno che ti vende il cibo, se non trovi chi dà ai soldi lo stesso valore che dai tu e per il quale accetta di fare lo scambio cibo-denaro.
Fossi solo, perso in mezzo al deserto, non vorrei un milione di euro in tasca ma un otre con dell'acqua e del cibo. Ed in quel momento si assisterebbe alla caduta rovinosa del mito del denaro, perchè diventerebbe completamente inutile.
Lasciatemi capire, esiste la moneta solo perchè serve un bene di scambio comune a tutti, è così? I soldi alla fine sono un oggetto qualunque, banale, riproducibile, inventato, che dovrebbero rappresentare il potere d'acquisto, più soldi hai più potere d'acquisto detieni. E noi diamo così tanto valore al denaro in virtù proprio delle sue qualità di rappresentare per la maggioranza delle persone il potere d'acquisto. Ci stiamo fidando in massa di una credenza, di un mito. Lavoriamo ogni giorno per guadagnare simboli di potere d'acquisto, noi lavoriamo ogni giorno per la più grande delle autoconvinzioni del genere umano: il denaro-potere d'acquisto. In cambio del nostro lavoro otteniamo oggetti il cui valore intrinseco esiste perchè la maggioranza è convinta di questo.
Immaginate di trovarvi in una giungla, vi siete persi e vi ritrovate in un villaggio indigeno sperduto dal mondo e volete del cibo.
Dubito che vi chiederanno soldi per quel cibo, al limite vorranno i vostri vestiti, collane l'orologio ciondoli gli occhiali...insomma, se quelle persone non danno ai soldi la stessa importanza che tu dai ai soldi il denaro smette di essere tale, non è più un bene di scambio: è inutile spazzatura.
Si può pensare a quanto precario sia il valore di questi oggetti di carta e metallo se si capisce realmente che il loro valore esiste ed è tale proprio perchè molte sono le persone che lo credono.
O meglio, da tempi immemori oro argento e pietre preziose venivano barattate negli scambi, oggi gli stati stampano denari e monete per quanto "oro" dovrebbero avere nelle loro casse. Ci fanno il favore di facilitare gli scambi e la vita alleggerendo portafoglio, invece di 5 chili di metalli da portarsi in giro bastano pochi fogli di carta filigranata.
Ma alla fine, soldi, metalli preziosi...sono sempre beni di scambio e hanno potere d'acquisto solo se l'altra persona con la quale si fa lo scambio crede lo stesso.
Siete d'accordo fin qui?
Quindi è tutto relativo, alla situazione, al momento, a chi ci rivolgiamo.
E' meno relativa una banana, quella è, ovunque e sempre se stessa, nessuno può dire che non è una banana almeno finchè non diventa marcia.
Questa è una convenzione dell'uomo, che da convenzione nata per facilitare la vita e regolare e incentivare gli scambi ed il mercato è finita per diventare lo scopo di alcuni uomini.
Anche qui, chi è il ricco?
E' chi ha bestiame, campi, pascoli, o chi ha il potere d'acquisto?
Cioè, è più ricco chi ha un milione di euro in bestiame campi pascoli o chi ha un milione di euro in titoli in borsa?
Altre prospettive, a me fanno pensare molto.
Siamo prigionieri della nostra autoconvinzione quando lavoriamo solo per accumulare potere d'acquisto e non quindi in virtù di uno scambio che dobbiamo, abbiamo necessità, di fare?
Un'altra domanda che potrebbe nascere guardando ai soldi in questa prospettiva potrebbe essere: "Quanto può durare questo equilibrio, questa autoconvinzione?"
Si sgretola nelle crisi, nei momenti in cui la popolazione ha bisogno di lavorare non per simboli di potere d'acquisto, ma per la realtà di un boccone di pane per sfamarsi.
Basta ricordare cosa successe nella seconda guerra mondiale al marco tedesco e alla svalutazione che imperò in quegli anni durissimi. Il denaro perse il suo potere d'acquisto.
Senza il denaro si ritornerebbe al baratto.
Si potrebbe in qualche modo dire che finchè le cose vanno bene siamo tutti fermamente convinti che il denaro abbia valore e potere d'acquisto, ed in questo autoinganno di massa riusciamo a convivere semicivilmente. Dico semicivilmente perchè riusciamo anche quando stiamo bene a far guerre, violenze e tutte le più turpi schifezze che una mente umanoide possa concepire.
Ma non appena si comincia però ad avere problemi ci si sveglia dal letargo e come per incanto il denaro diviene privo di interesse e potere.
Si può allora dire che le popolazioni quando si trovano in condizioni estremamente difficili e precarie, quando per sopravvivere occorre trovare del cibo, il denaro diviene inutile.
Il denaro non è quindi utile alla sopravvivenza dell'uomo?
Ci si può rispondere da soli.
Il denaro può rendere felici?
Si entra in discorsi complessi, molto complessi. Ma se dobbiamo proprio cercare una risposta potremmo andare a chiedere a chi ha tanti soldi se è felice, anche se spesso non occorre chiedere, basta sbirciare nella loro vita, nei loro occhi per capirlo.
Per la mia esperienza ho trovato tanta felicità in quelle persone che usano i soldi per quello che sono, un bene di scambio, e non ne fanno al contempo una ragione di vita. Tanta umanità, felicità e razionalità, intesa questa come la capacità di rimanere lucidi, non influenzati o inibiti dai soldi nel definire una priorità, ho trovato in quei luoghi semidesertici e molto poveri che visitai anni fa, in Brasile.
Di solito alla fine di un discorsone simile ci sta una morale della favola, o meglio volete la risposta al perchè di tanto accanimento contro i soldi.
Beh, la state cercando nel posto sbagliato, ve lo dico subito.
Ho scritto solo i pensieri che ho fatto quando ho provato a guardare al denaro sotto altre ottiche, spero di non avervi tediato ma di avervi riempiti di domande a cui io non so rispondere.

L'ho fatta fin troppo lunga stavolta, sperando per voi che le nostre autoconvinzioni non smettano di esistere dalla sera alla mattina, lascio volentieri a voi i vostri soldi in banca mentre io non resisto più dal non mangiare questa meravigliosa banana che ho davanti agli occhi da quasi un'ora.

sabato 29 novembre 2008

DISINFORMAZIONE E RETE

Lessi un libro qualche anno fa, 1984 di Orwell.
Io non le leggo molti di libri, forse proprio per questo quei pochi che sfoglio me li ricordo. Diciamo che 1984 è il genitore del grande fratello, del controllo delle masse tramite la disinformazione.
Dove è finita l'informazione?
E' scomparsa nel business.
Da quando l'informazione è diventata un bene comprabile e scambiabile si è perso parecchio. Gli economisti filosofeggiano sul marketing e sulla necessità di essere informati per sopravvivere, per fare le scelte giuste.
E i politici dall'altro lato remano contro, o come si suol dire, imparano molto in fretta a sfruttare la cosa per il solo loro vantaggio.

Immaginatevi di dover fare una gara di velocità.
Puoi vincerla o perchè tu hai una macchina più veloce, o perchè semplicemente l'avversario non ha la macchina o perchè ha comperato una delle tue macchine difettose.
Beh, così funziona.
Le notizie vere si nascondono e si seminano notizie false.
Cosa vincono?
Il potere dei vecchi re medievali, fare tutto ciò che vogliono impoverendo la gente.

I pessimisti credono fermamente che l'informazione sulla televisione e sui giornali è morta. Se vuoi essere informato devi cercarti le notizie sulla rete.

E' vero.

In Italia è finita l'epoca che basta guardare un telegiornale o leggere un quotidiano per farsi un'idea di come vanno le cose. Gli psicologi hanno fatto bene il loro lavoro. Ed è stato un lavoro di fine.
Perchè è stato messo in pratica un controllo dell'opinione pubblica, o meglio il controllo di quella fetta disposta a mangiare e bere notizie dalle solite fonti, controlli le fonti ed il gioco è fatto.
Ora solo leggendo quotidiani e guardando notiziari ti fai l'idea che qualcun'altro vuole che tu abbia.
E questo qualcun'altro le aveva le informazioni giuste, sapeva dal principio la tua reazione in base alle informazioni che era intento a darti.

Ma il futuro non si ferma.
Non si può fermare lo scorrere del tempo.
E siamo destinati ad usare la rete sempre di più.
E la rete è libera e non controllabile.

I nostri politici hanno paura della rete.
Ne sono prove le leggi che vengono proposte in parlamento ma soprattutto la disinformazione che circola riguardo ad internet.
Si ignora completamente il fenomeno.

Qui in Canada mi ha colpito quante notizie sui quotidiani vi siano riguardanti la rete, quel blog ha pubblicato questo, quell'altro dice così, i politici vogliono tassare chi guadagna oltre un tot limite tramite ebay, la polizia ha trovato il colpevole tramite i contatti che la ragazza violentata aveva su facebook...
Insomma, la rete esiste, è visibile.
Se non sai che esiste ne vieni a contatto.

In Italia se non sai che esiste e non hai amici che usano la rete non ne verrai mai in contatto, ne saprai mai la sua esistenza, la sua importanza in un clima di disinformazione come il nostro.

Costa fatica cercarsi le informazioni, ma non ne possiamo fare a meno.
Se non ti informi per pigrizia appoggi gli scopi che si raggiungono con la disinformazione, appoggi i condannati che abbiamo in parlamento, appoggi i processi che passano inosservati e che non dovrebbero per utilità pubblica, per esempio nella scelta di un candidato, appoggi chi vive delle malefatte che tu non sai, perchè in realtà se non sai spesso è perchè non vuoi sapere, e da zimbello ignorante diventi complice di un criminale.

mercoledì 19 novembre 2008

PER INTANTO CAMMINO, GUADAGNO METRI

Ci sono momenti nella vita in cui si hanno delle debolezze, per un verso o per l'altro, magari è un brutto momento, o si è stressati alquanto dal lavoro o dalla scuola, o ci sono altri problemi che si accumulano tutti in una volta fino a scoppiare e ci si lascia travolgere da emozioni negative, da pensieri controproducenti, distruttivi, paranoici, giusto il tipo di pensieri che solitamente si scacciano con facilità, e si cade in uno stato di pura demenzialità, irrazionaità, si tende a vivere le paure nascoste nel cassetto per un breve lasso di tempo, giusto il tempo per capire come si è scemi, da qualche ora a magari un paio di giorni ci si può trovare in quello stato semidepressivo che tanto ci procura fastidio e malessere quanto ci rende associali e rompicoglioni.
Ho provato a forzarmi in quello stato specifico di sorridere e di essere positivo.
Non ho mai fatto tanta fatica in vita mia, a parte forse l'aspettare inerme la fine del lavoro di fino dell'uomo in bianco ciabattoso nei giorni più tremendi e dolorosi che ho passato in quel maledetto studio odontoiatrico.
Soprattutto non ho mai fatto tanta fatica senza risultato, almeno quella volta avevo seppur sanguinante un paio di denti nuovi in bocca...
E' demoralizzante.
Ma mi fa capire almeno quanta strada ho da fare ancora.
Mi sono detto allora:
“Per intanto cammino, guadagno metri”.

giovedì 13 novembre 2008

LA PAROLA

Sto contemplando la bellezza della parola.
La parola è essenziale.
Senza parole non esiste nemmeno il pensiero.
Le parole si possono considerare come i tasselli, i piccoli mattoni di un ragionamento, compongono frasi, esprimono una volontà.
Sono la base dell'intelligenza umana perchè permettono all'uomo di ragionare.
Sono la base della comunicazione, permettono all'uomo di trovare una sua identità perchè con esse riesce ad esprimersi.
La parola esprime una volontà, porta significato, dona importanza.
Senza lettere, parole, verbi saremmo degli animali, non potremmo nemmeno pensare, vivremmo d'istinti.
L'uso della parola identifica il genere umano, il suo pensiero, le sue creazioni, le sue emozioni, la parola è storia, la parola permette la scrittura, libri, pergamene, l'esistenza della conoscenza e il suo passaggio attraverso le generazioni.
E' come se dalla parola nascesse il mondo, da essa si genera la volontà dell'uomo tradotta nel suo pensiero.
L'uomo che parla manifesta la sua volontà, e la volontà è tale ed esiste perchè conquistiamo con la parola anche l'opinione, otteniamo la libertà di scelta, otteniamo la nostra anima.
Tutto si genera dalla parola e dove essa non alberga non vedo altra esistenza possibile se non quella dettata dagli istinti, senza parole non esisterebbero volontà o pensieri, comunicazioni, conoscenze, arte o scienza, o l'uomo in se stesso, il mondo sarebbe composto solo di animali e vegetali e forse nemmeno da questi.
Se le emozioni sono composte di parole dobbiamo alla parola anche l'esistenza della grandissima vastità di emozioni e desideri, dobbiamo alla parola l'esistenza dei concetti di bene e male.
Dobbiamo alla parola tutte le differenze belle e brutte che siano che un mondo senza uomini potrebbe avere dal nostro attuale.
La parola è il carattere, è l'opinione, è la volontà, è l'umanità, è l'anima, è il pensiero ed è la conoscenza, la parola è tutto e permette tutto, è alla parola che noi uomini dobbiamo la nostra vita vissuta come esseri umani e non come animali.
Ti elogio o parola nella tua semplicità e nella tua essenzialità, hai l'esistenza del mondo e dell'uomo, dell'anima e della mia vita nel tuo pugno, la tua importanza è smisurata.

domenica 9 novembre 2008

FACEBOOK, MYSPACE, NETLOG, TAGGED...

Myspace, Netlog, Facebook...

Stiamo giocando con i punteggi, amicizie, popolarità?
O stiamo vivendo sul serio?

Siamo schiavi della rete o la stiamo utilizzando al meglio?


Io mi rifiuto di giocare a far amici sulla rete.
Mi rifiuto di cercare amici attraverso uno schermo.

E' talmente ridicolo prendere un messaggio di posta da facebook con scritto "xxxxyyy ha chiesto di essere tuo amico" e dover accettare o rifiutare la richiesta.

Mi sembra di essere ritornato alle elementari, no peggio, all'asilo.
Tutta la falsità che mi schifa è riassunta in questi portali di vita fasulla e virtuale, talmente banale che mi sconcerta.


Voglio andare avanti, non indietro.


Permettetemi di dissentire.