sabato 4 settembre 2010

La Via del Fuoco

http://www.laviadelfuoco.it/

Venite a trovarci.

mercoledì 20 gennaio 2010

AIRONI DI CARTA

Bene.
Qui si chiude un capitolo e se ne apre un altro.
Ho trovato delle persone con cui cominciare un nuovo progetto.
Non so se aggiornerò ancora questo blog, ma sta di fatto che mi sposto da qui a là.
Cosa cambia?
Parecchio in realtà.
Con loro abbiamo aperto un nuovo portale, dove le nostre voci si uniranno e dove potranno unirsi altre persone che lo richiederanno, è una prova del nove sulla filosofia "l'unione fa la forza".
Beh, non è che serva tutta sta forza poi, però se siamo in tanti a scrivere e convergiamo tutti in un unico punto questo diventa sicuramente più luminoso in questo firmamento di blog e siti che costellano il cielo della rete.
Dunque è così, vi invito nel nuovo portale.
Vi invito di là, perchè da oggi vi faccio accomodare in salotto, dove vi presento delle persone magnifiche che meritano di essere ascoltate.
AIRONI DI CARTA


martedì 19 gennaio 2010

GLI AIRONI BIANCHI

Faccio fatica a comporre una frase.
Sto facendo fatica a mettere assieme due parole che abbiano un senso.
Anche un mio amico è nelle stesse condizioni, ma questo non centra.
C'è un qualcosa di strano nell'aria, un vento che si addensa prima di prender forma e rivelarsi.
La mia mano scriverà ancora ma questa volta sarà tra le pieghe degli origami.
Gli aironi bianchi stanno nascendo.
Si sono riuniti finalmente per spiccare il volo.

lunedì 18 gennaio 2010

IL TEMPO E' GIUNTO

Siamo vicini ad una svolta.
A presto nuove info.

venerdì 15 gennaio 2010

1) RISTABILIRE LA SCALA DELLE PRIORITA'

Mi occorrerebbero dieci minuti al mattino dove mi raccolgo e ristabilisco la scala delle priorità nella mia vita prima di cominciare la giornata.
Forse, così facendo, mi terrei conscio di quello che mi accade e di quante preoccupazioni assurde si prendano gioco di me assorbendo le mie emozioni.
Sarebbero i dieci minuti più importanti di tutta la giornata, sarebbe un tocco magico che mi cambierebbe la vita.

giovedì 14 gennaio 2010

PRENDERE DECISIONI

Prendere delle decisioni e...
...saperle prendere.
E' fondamentale.
Chi non decide nulla...
...subisce la vita.
Perchè il decidere non è rispondere si piuttosto che no, ma decidere di rispondere e dire cosa si pensa, indipendentemente che sia un si, od un no.
E' esprimere una preferenza in merito a un qualcosa, al di là del fatto che poi avvenga o meno come si vorrebbe.
E' affermare che si esiste, e prendere quindi le redini della propria vita.

mercoledì 13 gennaio 2010

METTERE IN PRATICA

Cosa vuol dire mettere in pratica?

Un mio amico mi ha fatto ragionare che ci sono discorsi che derivano dall'esperienza, altri discorsi che derivano da un puro esercizio intellettuale.

I primi son fatti dai ricercatori ed i secondi dai filosofi.

E c'è chi mi disse che se tutti i filosofi avessero messo in pratica quanto detto molti di loro sarebbero stati dei santi, dei realizzati. Tanti piccoli Gesù Cristi.

Allora mi chiedo: come posso mettere in pratica? Non che voglia essere un Gesù Cristo, ma un poco di sana mente lucida e non tra i sogni mi ci vorrebbe, sarebbe un buon inizio, mi basterebbe almeno per cominciare! Anche perchè se rimango nel mio mondo immaginario rischio, come è successo l'altro giorno, di cavare un occhio ad un passante accendendo l'ombrello senza guardare, appena fuori da un negozio. E' stato puro culo. Puro culo sul serio che io non sia in prigione con un occhio sulla coscienza... Devo svegliarmi se non altro così almeno evito di fare dei danni... E per farlo...occorre mettere in pratica.

Allora, ce le rimbocchiamo ste maniche Giacomino?

sabato 9 gennaio 2010

SOLE DIMENTICATO

.
.
.
Soffice come.
Non la completo
questa similitudine.
Non ha più senso oggi
ma scrivo lo stesso.

Delirio? Arrangiati.
Funziona così ora:
o ci si risveglia da soli
o si continua a vivere nei sogni:
ma tutto è invertito
e si fa sesso con l'abitudine
sognando che non esista
la sofferenza e la morte.

Chi vuol saltare
non salta,
perché salta solo
chi sta saltando.

Son frasi lontane
che non s'afferrano,
la mia vita è felice
e scontenta assieme,
e si è dimenticato
il cuore.

Il vuoto mi annulla
e dentro reclama
oggetti da metter sotto la macina.
Ed il grano rimane nei campi
che nessuno lo miete.

So chi sono
ma non so il mio nome,
o forse so il mio nome
ma non so chi sono...
Ma ha importanza?

Per questo mi siedo
sul giorno che scorre
con le domande che mi scivolano,
lacrimando,
nel pozzo.
.
.
.
Dedico questa poesia ai ricercatori di tutto il mondo, a chi sa di esserlo ed a chi ancora deve scoprirlo ma lo sente nel suo animo, al motivo che ci spinge tutti a cercare il nuovo ed il cambiamento, che ci spinge a lottare contro la falsità.
Che possiamo sempre tenere vive le nostre domande e mai lasciarle scomparire dai nostri animi pensando che troppe domande fanno male, e non portano da nessuna parte.
Che possiamo sempre stare in piedi e mai sederci sul giorno, sconfitti dai dubbi e diventando già morti prima del tempo, ciondolando nell'abitudine.
Che possiamo svegliarci dal doppio tranello che giace nei nostri paesi, che ci sprona a svegliarci da un mondo in cui l'anima vive in sogni e desideri di verità, libertà, felicità e ci invita ad entrare nel sistema consumistico dove il realizzarsi di questi sogni diventa utopia mentre la realtà disillusa sovrasta il tutto.
Che possiamo uscire da questo inganno e trovare la felicità dove risiede autentica da sempre, lontano dai compromessi di una vita vissuta accontentandosi di una gioia falsa e fugace.
Che possiamo vivere senza il timore della sofferenza e della morte ma con la consapevolezza che esistono, che possiamo sconfiggere questa paura e vivere liberi, perché stiamo tutti invece fuggendo. Accettiamo il compromesso di questa vita che ha l'ombra di una prigione e profuma di ipocrisia perché ci porta lontano da noi stessi, dalle nostre domande e da questa realtà innegabile che affianca all'amore ed alla bellezza la morte e la sofferenza.
Che possiamo ritornare ai campi a mietere il vero grano, da mettere sotto le macine e fare finalmente del pane di cui sfamarci.

mercoledì 6 gennaio 2010

LA FESTA

E' divertente.
Mi giro e c'è quello che beve, che non può non trattenersi dal fare una gran balla per coronare la festa, c'è quello timido che se ne sta seduto, quello che chiacchiera, quello che non resiste e deve andare a fumare ogni 10 minuti e vive la festa più all'aperto che non al di dentro, conoscendo le persone fuori dalla porta, con la sigaretta in mano. Ci sono quelli che amano la musica e quelli che dicono di amarla, quelli che la vorrebbero suonata ma solo quella che conoscono, e quelli che non ballano se la musica non gli piace proprio.
E' divertente.
Sulla musica poi...
E' la metafora della vita.
Sostanzialmente dividerei la gente in due categorie principalmente. Quelli aperti al nuovo che ascoltano con le orecchie, e quelli chiusi al nuovo che ascoltano la musica con la loro banca dei ricordi.
Se la canzone è già presente nei file registrati in tale banca allora diventa una canzone bella, ballabile e si scatenano, questa la conosco, la ballo! Se la musica è nuova, potrebbe essere anche eccezionale, ma siccome non la conoscono si trovano spaesati, è una novità e non ne sono abituati, non sanno come comportarsi, non la sanno valutare, e si siedono in disparte aspettando i grandi classici.
Poi c'è quello che beve troppo e tutto subito e si addormenta prima che la festa raggiunga il culmine, c'è quello che invece si ritrova iperattivo e quando la festa sembra finita è ancora là come un grillo cercando di tenere svegli chi invece vorrebbe solo riposare.
Ci sono quelle che si vestono poco per attirare l'attenzione, quelli che si riempiono di gel per lo stesso motivo, quelli che si fanno trasportare dalla musica e si scatenano proprio, se la godono, e quelli che li guardano ridendo sotto i baffi, dicendo che sono davvero buffi e che è fuori moda ballare così da convinti.
Ci sono quelli che ci provano tutta la festa con le ragazze e ci sono ragazze e ragazzi che guardano e fissano attraverso tutta la sala il partner desiderato che con tutta probabilità non li degnerà di uno sguardo in tutta la serata. Poi ci sono gli scontenti, quelli che si sentono a disagio, fuori dal gruppo, diversi, che la musica forse non è bella, che il posto è brutto, che la gente non è fica e passano tutta la serata cercando persone che la pensino come loro, per far amicizia e cominciare a divertirsi almeno un poco.
Ci sono quelli che fanno foto a nastro e quelli che filmano tutto, quelli che arrivano in ritardo e quelli che arrivano talmente presto che la festa deve ancora cominciare, quelli che vogliono assolutamente far suonare al dj i loro cd e quelli che lo chiedono con gentilezza, quelli che chiedono al dj chi sia sto cantante perchè è troppo un grande e quelli che invece lo chiedono solo per manifestare un loro politico dissenso, e che forse è ora di cambiare genere.
Ci sono quelli che hanno sempre fame e quelli a cui viene l'attacco di fame dopo mezzanotte, ci sono quelli che amano cucinare e si organizzano ai fornelli e quelli che odiano farlo e sperano di non doversi arrangiare per tutta la sera.
Ci sono quelli che organizzano, talvolta si agitano, e quelli che il loro organizzare è metterci la casa, per il resto sono degli invitati a casa loro, si autoinvitano alla festa sperando negli altri e che si autofaccia un poco da sola, a tutti gli effetti.
Ci sono quelli che arrivano e poi spariscono chissà dove, quelli che invece sono presenti nel centro tutto il tempo. Ci sono quelli che si fermano a riordinare dopo e quelli che non possono per vari motivi e quelli che non lo fanno apposta perchè ci sarebbe troppo da fare, quelli che vomitano dappertutto e cercano di camuffare il misfatto, quelli che non riescono a prendere sonno perchè stanno male e quelli che dormono come dei sassi che saranno gli ultimi a svegliarsi.
Ci sono quelli che ti fanno capire che ti sono amici, ti abbracciano e ti danno il loro calore, ci sono quelli invece che cercano di starti alla larga perchè forse non li hai convinti che sei un animaletto innocuo, e che non hanno voglia di abbracciare nessuno. Perchè ci sono quelli che amano il contatto fisico, e chi lo odia perchè lo mette in imbarazzo.
Non so, potrei continuare, ma mi fermo qui.
Però è stato divertente.

lunedì 4 gennaio 2010

LA MONTAGNA

Fratello.
Mi rivedo in te.
Mi rivedo insicuro e dubbioso come ero.
Mi rivedo in te improvvisato camminatore, lungo il sentiero di montagna, quando in fila indiana dietro alla guida mi inciampavo, avevo paura e mi sembrava che non esistesse cima o vetta, mi sembrava che rimanessi sempre tra i sassi, su quel sentiero ripido e scomodo...
Come mi sembrava scomodo quel sentiero!
Mi trovavo là, in preda ai venti, al freddo, alla paura di cadere, alla paura di rimanere solo...
Avevo paura di rimanere solo Fratello, semplicemente solo.
Quella compagnia di allegri scalatori era una famiglia, un calore che non avevo mai provato, una vicinanza che forse solo è condivisa tra chi sopporta le stesse fatiche, tra chi supera gli stessi ostacoli e vince le stesse paure nei sentieri più impervi delle montagne.
Eravamo assieme, lassù, e questo mi bastava.
Perchè non mi importava della montagna, ne della vetta, volevo solo il calore degli altri Fratelli.
E la guida...
...era un grande, si. Non c'era dubbio. Però a volte sembrava tornassimo indietro lungo i crestoni, sembrava volesse nascondere alcuni errori e che ritornassimo indietro attraverso altre strade che mi parevano parallele di qualche decina di metri più sopra di quelle fatte poco prima.
Mi sembrava una guida incerta, come se a volte avesse saputo perfettamente il sentiero giusto mentre altre l'avesse completamente scordato.
Mi faceva paura un poco, ed ero dubbioso, ma fugavo le mie incertezze tra gli abbracci dei miei Fratelli e seguivo la carovana perché seguivo il suo odore, la sua fragranza tra i sassi di quella montagna così impervia ed austera che pareva la più inospitale, la più difficile da scalare.
Quando ci ritrovavamo particolarmente esposti, in un punto in cui eravamo stretti stretti su di uno strapiombo altissimo, maledicevo di essere là, e mi chiedevo come avevo potuto non scegliere di restare a casa, al caldo ed al sicuro.
Poi, d'un tratto, accadde.
C'era nebbia quel giorno mi ricordo, ed in un punto particolarmente difficile, dove si doveva scalare per qualche metro e poi svoltare al bivio seguente, io mi persi. Ero rimasto impigliato e gli altri sembravano scomparsi, non vedevo lontano e presi a chiamarli troppo tardi.
Sbagliai quindi il bivio e mi diressi verso valle un poco sull'altro sentiero, finché non giunsi qualche ora dopo ad un rifugio. Era colmo di gente.
Era connesso alla vallata sottostante perché mi accorsi che poco più in là una funivia era collegata e funzionante con il paese in fondovalle e trasportava gente avanti ed indietro da quel posto così alto e remoto che mi sembrava impossibile.
Quel posto annusava di casa, di comodità e cibi caldi, di persone e di turisti, di vin brulè e polenta.
Mi siesi sulla panca e feci amicizia con quella gente, e per qualche giorno fui ospite del rifugio e bevvi ogni sera cantando in allegria.
Non ero più solo, e questo per la seconda volta.
Si poteva stare allora al caldo, al sicuro, comodo, e vivere sereno ed in allegria senza rischiare su quei sentieri perigliosi. Decisi di rimanere al rifugio, e trovai lavoro come cameriere.
Non era proprio come restare a casa, perchè vivevo comunque in alta montagna, ma il clima era turistico, e molte erano le persone che a mio parere non si accorgevano della purezza dell'aria di lassù, molta la gente che veniva e che sembrava disprezzare la montagna, o non amarla proprio, o fingere di amarla. Cominciai a provare un certo fastidio perchè quel clima mi innervosiva.
Cominciai a fare alcune camminate da solo nelle ore libere che mi restavano per allontanarmi dal rifugio ed immergermi solo nella montagna, per cercare il silenzio che avevo provato in passato e che non mi ero gustato, e di cui ora avevo bisogno.
Mi accorsi col passare dei giorni che avevo sempre più bisogno di allontanarmi dal rifugio ed addentrarmi sempre più in luoghi più isolati della montagna, e volli un giorno riprendere il cammino verso la vetta, perchè fui conscio in quel secondo, che ricorderò tutta la vita, di amare la montagna e di sentirne il forte richiamo.
Salutai quelle persone, mi presi sulle spalle lo zaino e ripartii, percorrendo il sentiero a ritroso, ritornando al punto in cui mi persi quella notte. Mentre ritornavo sui miei passi mi commossi a ripensare ai miei vecchi amici, e soprattutto alla nostra guida.
Capii per la prima volta in vita mia cosa aveva fatto quel furbo di un vecchio, sotto il mio naso, a mia insaputa: mi aveva trasmesso la passione per la montagna. Un regalo che mi aprì gli occhi e che mi cambiò la vita, che mi donò l'Amore per l'aria, la fatica ed il sudore, il sentiero percorso e non sorvolato con la seggiovia, l'Amore per il silenzio della montagna ed il canto del vento.
Ora avrei potuto camminare convinto, sicuro, con la grinta di chi vuole arrivare alla vetta.
Ma non sapevo la strada, avevo bisogno della mia Guida.
I miei Fratelli però sarebbero stati solo un regalo in più su quel cammino e non più l'unico motivo per sopportare la fatica, il sudore e la sofferenza del freddo, dei calli ai piedi e delle sbucciature quando si inciampa. Ora avrei deciso anche senza i miei Fratelli quella strada, perché era quella che desideravo percorrere, era la strada della mia nuova passione.
Era pomeriggio inoltrato e mi muovevo veloce verso il bivio, e ritrovai la strada anche se cominciava ad imbrunire ed era passato del tempo da quella notte nebbiosa in cui mi persi. Ero solo ma nel cuore provavo una grande gioia e commozione al solo pensiero che avrei potuto ritrovarli tutti, forse, lungo la Via.
E fù così che al bivio vidi la Guida che mi aspettava sorridendo.
Piansi.
Da quanto tempi mi stava aspettando?
In quel momento capii tutto e piansi forte, apertamente.
Era da Sempre che Ella mi aspettava, era semplicemente da Sempre.
Da molto prima di averla conosciuta forse.
Ella trasmetteva la passione della montagna a chi avesse avuto anche solo un piccolo spazio dove poter piantare quel seme. Ella piantava semi, ecco cosa faceva. Ed aveva piantato il mio senza che me ne fossi accorto. E compresi in un istante che il sentiero non era poi così scomodo, che non c'era poi così freddo ne che era stato così pericoloso e che non si aveva mai sbagliato strada nemmeno una volta ma che tutto doveva accadere proprio nel modo che fù.
Così compresi, rimettendomi in cammino e riabbracciando i miei Fratelli, che rividi quella stessa notte, che il sentiero lungo la montagna era solo un posto come un altro dove si poteva decidere di vivere, che sembrava austero e inospitale ma che conservava una bellezza ed un silenzio incommensurabili svelati solo agli occhi di chi sa Guardare, e che il raggiungere la vetta veloci veloci, per poi ritornare a casa al sicuro ed al caldo, era solo un'illusione, che non mi avrebbe permesso di gustare anche il cammino, ed il tutto e d il durante ed i fiori lungo il sentiero timidi che andavano cercati con pazienza con numerose deviazioni, ed i silenzi in certi posti che non si sarebbero percepiti se non con numerose soste in luoghi che non sembravano adatti, e gustare i punti panoramici e le marmotte e gli echi e le fonti d'acqua ed i caprioli che non si trovavano sul sentiero ma magari più in là, in posti scomodi da raggiungere... Insomma, ora Vedevo, seguivo la mia Guida fiducioso lungo il crinale aspettando solo la deviazione dalla via che mi sembrava quella più giusta solo perché la ritenevo più veloce e diretta verso la vetta. Ma era sbagliato vederla così la montagna, perché lei non esisteva in funzione della Vetta ne poteva questa essere lo scopo primo dell'escursione, la vetta era solo un altro punto qualsiasi lungo la montagna che si poteva raggiungere anche in elicottero. Esisteva invece la montagna nella sua interezza, che andava scoperta a piedi, conosciuta e vissuta, camminandola in lungo ed in largo, pazientemente. Ora aspettavo le deviazioni perché avevo imparato che non esisteva una vetta ma solo la vita, avevo imparato ad Osservare cosa si nascondeva e cosa si andava Cercando tra tutti quei passi che sembravano solo in più, solo una fatica aggiuntiva. Non erano più fatiche aggiuntive ed inutili, si erano svelate invece fatiche necessarie, non più sofferte e respinte, ma semplicemente Esistenti per godere di ciò che non si mostrava lungo il sentiero principale ma si nascondeva Celato, dove occorreva Osservare per Vedere, Camminare per Raggiungere.
Si godeva così il Cammino fino in fondo, e si scopriva la montagna nella sua interezza, si placava la Sete di silenzi e si appagava quella passione che mi era nata dentro la mia Anima, nel suo profondo.
Muovevo così i miei passi senza più alcun un dubbio.
In quell'istante mi svegliai come da un sogno e capii che la vera montagna la stavo scalando dentro al mio Cuore e che mi ritrovavo ancora a quel fatidico bivio, quella stessa notte nebbiosa, e che avevo scelto invece di Seguire la Via, e che percepivo delle voci sempre più forti quasi da spaccarmi le orecchie, e poi vidi finalmente i miei compagni e la mia Guida che mi mettevano in allerta da pochi metri più in là comparendo tra la nebbia urlandomi di non perdermi, come se fossi un sordo.

domenica 3 gennaio 2010

LO STILE

C'è un modo di vivere che affascina, trascina e sconvolge, coinvolge e innamora, perchè contiene il seme germogliato e sbocciato di chi è presente agli altri e per gli altri. E' amore attenzione e dedizione, è consapevolezza e pace, è lo sguardo negli occhi, il saluto presente, l'abbraccio, il "salute" quando uno starnuta, il sorriso ed il grazie, è il saper conversare ed ascoltare tutti, ed è anche molto di più. Questo è il mio proposito per il nuovo anno, cominciare a preparare la terra per quel seme che un giorno accoglierò e farò crescere. Occorre partire dalle basi. E' tempo di rimboccarsi le maniche.