martedì 9 giugno 2009

OSSERVAZIONE: PROFONDA O SUPERFICIALE?

Il cielo era spaccato in due, di netto, da una coltre di nuvole densa quanto scura. Di là da quell'aria sempre più fresca ed umida il cielo azzurro della tarda sera aveva ritrovato modo di splendere chiaro e sereno, invogliando il sole a fare capolino tra le colline vitate ed a tingere lentamente il paesaggio di un colore sempre più giallo e dorato.
I campi di mais si intervallavano con quelli grano per mezzo di timide file di pioppi isolati ma slanciati verso il cielo che sembravano innaturali, all'orizzonte erano come dei grandi stuzzicadenti verdi conficcati lì per terra. Talvolta invece i campi erano divisi solo dal colore diverso delle due specie di piante, il giallo vivo del grano ed il verde scuro intenso del granoturco. L'effetto era reso ancora più particolare perché l'altezza delle piante di mais e di grano era la stessa, il primo era ancora giovane e quindi ancora basso rispetto all'altezza finale con cui lo immaginiamo carico di pannocchie, ed era tinto d'un verde che esprimeva la potenza di una pianta in pieno sviluppo, l'altro era già avanti nel suo sviluppo, era già tinto d'oro sicché la loro unione sembrava un tappeto colorato a quadrati irregolari steso sulle colline. I vecchi casolari dei contadini erano disseminati tra le colline e tra i campi cosicché guardando il paesaggio si aveva l'impressione di guardare un pezzo di mondo e di storia antica fondersi con un presente curato e vivo.
All'orizzonte l'aria di tempesta avanzava, il grigioblu scuro si stagliava di fronte come un pezzo di mondo denso inghiottito dall'oscurità, l'odore di umido che precede solitamente la pioggia diventava via via sempre più inteso. Tuttavia, da dietro, il sole riusciva sempre a trovare un angolo di cielo sgombro ed a far filtrare i suoi raggi fino a colpire l'oro del grano ed i muri vecchi delle fattorie; la luce stava combattendo una battaglia con il buio.
Ad un occhio attento però, si capiva che in realtà il sole voleva solo cogliere il tempo per baciare l'acqua e le piante assieme alle lacrime di pioggia fredda che cominciavano lentamente ad apparire, la natura si stava fondendo nei suoi opposti generando contrasti di colori che erano tanto rari quanto meravigliosi.
Poi la luce venne inghiottita, l'umidità dell'aria si fece sempre più densa, ed il silenzio del paesaggio lasciò posto al canto dell'acqua. Le gocce di pioggia cominciarono a percuotere la natura ridonandole vita e turgore, le piccole meteore stavano suonando ritmi tanto imprevedibili quanto piacevoli, il paesaggio divenne orchestra per quelle rondini che si riparavano negli alberi poco distanti. Questi colori e questi suoni inghiottivano le ansie, le preoccupazioni di chi si fermava a contemplarli...
...io stavo guidando la macchina, tornando a casa.


Un semplice viaggio può diventare molto di più. E' questa l'osservazione? La capacità di osservare ciò che ci circonda? Possiamo vivere con intensità cose che diamo ogni giorno per banali, scontate? E' probabile. In effetti rompere la meccanicità significa anche rompere il solito punto di vista, d'osservazione del presente.
E' come guardare un quadro stupendo pensando ad altro, o guardare lo stesso quadro vivendo l'osservazione. Se andiamo in un museo cerchiamo di essere presenti nei nostri occhi e di cogliere ciò che ci circonda. Nella vita invece, spegniamo tutto, pensiamo sempre ad altro e ci perdiamo le più belle opere d'arte che ci circondano.
L'apoteosi grottesca della situazione si riassume nella gaffe di quel tipo, che è andato in un museo di arte contemporanea, ed estasiato commenta ad una guida:" Bellissima opera d'arte quella, un estintore così, appeso, che ricorda gli incendi, fa pensare a chi rischia la vita cercando di spegnerli, fa pensare al senso della vita..."
E l'altra:" No, scusi, si sta sbagliando guardi, quello è proprio un semplice estintore."
Al di là della discussione che potrebbe partire sull'arte contemporanea, rende anche l'idea di colui che in un museo apre gli occhi e comincia a guardare realmente alle cose...Tutto prende una "piega" diversa, tutto, visto con occhi attenti, diventa magico, denso di significato. Anche un estintore. Figurarsi tenere alta quell'osservazione e riportarla in un tramonto...

2 commenti:

Ramon Gutierrez ha detto...

Ah ah ah la scenetta dell'estintore è proprio simpatica.
Condivido in pieno quel che hai scritto, anch'io da diverso tempo cerco di vedere con occhi nuovi quel che vedo ogni giorno, dal giorno in cui mi sono reso conto che certi gesti erano diventati così automatici che diversi momenti della giornata passavano via senza che io me ne fossi accorto, senza che io li avessi vissuti.

Anonimo ha detto...

Si, probabilmente lo e