lunedì 5 gennaio 2009

2008...2009?

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Cammino fuor di casa,
proprio due passi,
tra castelli e rocche fatti di carte
e uccelli di bisbigli e luci di nebbie.
Giusto un respiro di denso,
e poi apnea,
e via fino al prossimo, con l'elmetto.

S'accende quel cubo e ci si inchina
con rispetto,
eccomi, presente, affamato,
usato a gusti amari o acidi
son anni che non tasto il dolce,
ma tanto fa male mi dicono.

E salgo e m'attivo inconscio ma fiero
l'ultrasupersonar,
m'avverte spaccandomi i timpani
e facendomi sbraitare da can da guardia
al sol accenno di un presunto torto:
rimango nero agitato, attivato
dodici ore di nervi costante.

Non sopporto tutto questo per nulla,
mica scemo io, scusa!
C'ho lo stipendio, mi difendo
la libertà d'esser schiavo a spendere
oltre a ciò che mi serve.

Vedi? Fa come me, io funziono!
Son ingranaggio metallico
di quella macina di coscienze
che oggi frantuma il mondo.
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1 commento:

Marisa ha detto...

Volevo lasciarti un commento gia dopo la prima poesia ma la curiosità mi ha spinto a continuare nella lettura per vedere se quello che recepisco è costante.
La risposta è sì, la forza delle tue parole e la liricità dei tuoi versi affondano dentro di me ed è un piacere seguirti.
Con ammirazione. Marisa