sabato 31 gennaio 2009

IL CANTO E LA MUSICA

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Del fiore ne si muovono danze
a petto aperto assorbe palpiti.
Pulso cuore respirando altezze
d'arie e d'aria, cielo spero desideri.

Intonaco sgretolato. Lucenti
sul muro scrosto, sotto di stelle.
Naso d'anima che corre spiriti
Dio comunione nei cristalli liberi.
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venerdì 30 gennaio 2009

GLI IMMENSI

Gli immensi sono i grandi.
I grandi sono loro.
Sono quelle persone che si ammirano, che danno forza, ma non solo.
Gli immensi vanno oltre, riempiono i libri di storia.
Non sono fatti della pasta di carne e sangue dei comuni mortali, loro ci aggiungono la volontà e compiono imprese che segnano le ere.
Hanno una marcia in più, non sembrano vivi, loro Sono.
Volontà, Essere.
Irradiano luce, calore.
Sono pregni di potere, loro Possono.
Non capisco se siamo noi gli uomini e loro il sangue divino, o se loro sono gli Uomini e noi ammassi di carne.
Certo è più bello definirsi uomo invece che carcassa.
E' indubbio.
Ma non vorrei esprimere male il concetto degli immensi.
Il grande ha il potere, ha l'attenzione.
Il grande decide Dove rivolgere le sue forze.
E' lì il punto.
Egli si distingue, eccelle oltremodo.
Uomini divennero degli immensi nella guerra, nei combattimenti.
Altri divennero tali nella scienza, altri nella filosofia, altri nell'economia, altri ancora nella politica.
Ce ne sono che divennero tali in ogni campo in cui si diletta l'uomo, anche purtroppo in quelli sotto l'influsso del male.
Molti decisero di adoperarsi per altro, di investire la forza, il loro potere, la loro volontà verso l'interno e non verso l'esterno. Questi immensi arrivarono così a conoscere l'Uomo e la sua anima, ed iniziarono il mondo all'amore o ne calcarono il sentiero con i passi maestosi dei giganti dello spirito.

SOLE DI PRIMAVERA

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Abbracci
strappati
e freddo
e fine,
si chiude.

Te ne stai là,
a vivere intensi,
ti immagino
raggiante,
dimentica.

Io sto di qua,
a vivere intensi,
mi immagino
raggiante,
dimentico.

Ho vissuto
infiniti
costretti
in secondi.
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mercoledì 28 gennaio 2009

STRUMENTI INADATTI

Ci sono dei periodi, dei giorni, in cui ci si sente agitati. Stressati, tesi.
Tutto ci fa stress, ci rende tesi.
E' in queste giornate che bisognerebbe fermarsi e chiedersi perchè si vive, cosa stiamo facendo, dove stiamo andando, cosa vogliamo dalla vita, se stiamo vivendo o ci stiamo consumando...
E' il colmo perchè mi ritrovo conscio di essere teso, e mi agito ulteriormente a ritrovarmi così e a non riuscire a calmarmi. Anche la consapevolezza di essere stressato mi stressa.
E' evidente che sto sbagliando qualcosa.
Reagisco con la stessa arma, dovrei invece essere acqua, far scorrere.
Ho assolutamente bisogno di essere savio, conscio, consapevole, saggio, per ritornare alla vita come se fossi suo figlio.

IL SECONDO PASSO

Devo mettere in pratica. Tanto, molto. Devo passare ai fatti. Questo il mio secondo passo nel cammino, semplice, chiaro quanto raggiungibile. E' lì davanti a me, ed ora lo prendo con mano.

domenica 25 gennaio 2009

SOLITUDINE

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Chiunque tu sia,
dove sei?
Ho bisogno di te.
Non so stare
da solo con me stesso.

Insegnami a vivere,
fallo di nuovo.
Ho ancora paura del buio.

Le tue ultime parole
furono forzieri di saggezza:
il silenzio di chi ama.
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PICCOLA CONSTATAZIONE

Stavo constatando quanto sia importante avere un poco di pazienza in quello che si fa.
E' incredibile ma vero, essa porta ovunque si voglia andare.
E soprattutto ci fa vivere decisamente meglio.
Il problema appunto è vivere costantemente nella pazienza, immersi, respirarla ogni giorno, ogni attimo, ogni momento, ogni istante.
Lavorerò su me stesso per riuscire in questo.

sabato 24 gennaio 2009

LA GRU SEDUTA

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Sono qui, lento saggio
il mondo con i sensi
e da lì ne parte il raggio:
aro con un ventaglio.

Ricomincio, lento,
cerco la chiave; penso.
Luce e danza fiamma
e c'è! Lo stoppino in statua.

Mi cingo di pazienza
e chiudo gli occhi.
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venerdì 23 gennaio 2009

IL TRENO DELLA VITA

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Nato su un treno
con i vetri oscurati
sento lo scorrere
il rumore dei binari.

Non c'è macchinista
ne capo o responsabile,
nessuno sa nulla
di che treno sia questo.

La gente si distrae,
fa finta di niente.
Mi chiedo se abbiano
rinunciato a capire.

Alcuni impazziscono,
non resistono panico
si spezzano e suicidano
speranze coi corpi.

Altri accettan lo stato,
ammazzan qualcun'altro:
ingannan il nonsenso
vestendosi da gestapo.

Sembra che si tenti
d'ingannar il tempo,
l'angoscia della meta,
pazienza che non c'è.

Affollato: schiacciati.
Ti respiro in faccia
mentre ti ignoro l'anima:
sono carne carcassa.

Soffoco, voglio aria.
Mi scosto e scorgo una luce,
c'è un gruppo di sorrisi:
Avete risposte voi?

Pazienta, ascolta in silenzio
il suono del mondo
che avvolge sui vetri,
amalo ed aspettalo.
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giovedì 22 gennaio 2009

TECNOLOGIA AVANZATA, UOMO MIGLIORE

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Ventole, tastiere, monitor.
Ancora ventole, monitor.
Onde, cellulari, messaggi.
Facebook, Wireless, Router.

Mi trovo a navigare su pixel
respirando polvere e onde,
un mouse come remo
per un'oceano di terabyte.

Il mio nome è 192.168.0.202
e vengo da Trento: piacere.
Tu? 87.506.3.68, Napoli.
Uomini surrogati spremuti in byte!

Dove è la carne? Dove?
Spiegatemi dove è il sangue,
il cuore, un'emozione, l'Uomo.
Ditemi dove è finita la carne!

Ma sei retorico! Troppo retorico!
Cosa vuol dire, scusa? Spiega!
Che vivi di illusioni, sei inconcreto,
utopistico, anacronistico, irreale.

Non lo sapevo,
non immaginavo
che Vivere col Cuore
fosse diventato sbagliato,
ma non amerò mai la mia ventola, mai!

...ne sentirò il calore di un abbraccio
attraverso un freddo spigoloso monitor
dei miei contatti falsi di Facebook.
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mercoledì 21 gennaio 2009

DI NUOVO NELLA MORSA

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Ventuno, come sette per tre.
Prego e lodo con una lancia.
Mi scorro di prana, lo capisco.

Flusso di manas, pensieri.
Fiume di vissuto nostalgico.
Minuti dilatano nel cuore.

Eterno, ma non per sempre.
Fatto di intensità che va oltre.
Composto di granelli di Dio.

Respiro emozioni immortali.
Sotto al pulso di stella Sothis.
Vivo nel grembo del mondo.
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martedì 20 gennaio 2009

AUTOINGANNO, FUORI DAL SOGNO

Vivo la vita, talvolta, come se fossi ad un parco, con leggerezza. Mi trovo a giocar come un bambino e notare differenze tra me stesso e le altre persone, capire perchè io sono diverso, cosa mi distingue, cosa non condivido dei modi di vivere delle altre persone...Allo stesso modo gioco pure a cercare cosa mi accomuna agli altri, a trovare similitudini, gente che ha la mia stessa filosofia, che la pensa come me, per passare assieme un po' di tempo, chiacchierando e giocando a scacchi. Facendo ciò "costruisco" me stesso, delineo i contorni di quella mia personalità come un cieco appoggia le mani sul viso per coglierne i lineamenti. Vado a tentoni, mi scopro con capacità di analisi binarie: si, no, condivido, non condivido, mi assomiglia, non mi assomiglia. Stavo pensando che è da sciocchi non aprire gli occhi se si può veder bene, se ci si può guardare in faccia e percepire quanto vibra la nostra anima, quanto profondi sono i nostri stessi occhi nell'istante in cui brillano di quella gioia di aver scoperto il mondo. Perchè stare assopiti in quel miraggio binario? Possiamo andare ben oltre da quella banale percezione, possiamo vedere, possiamo svegliarci, osservare, uscire dal parco, trovare noi stessi fuori dal sogno: nelle strade, nella vita. Posso smettere di giocare a cercarmi tra i larici, di giocare a mosca cieca in cerca di me stesso tra quelle persone che sono i miei esempi, perchè autoingannarmi così? Mi sto cercando dove non sono: meglio è se comincio a guardarmi dentro sincero.

AUTOINGANNO

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Si passeggia al parco da soli
cercando qualcuno da tener
sottobraccio, da condivider
il verde od una partita a scacchi.

Ci si spensiera fanciulli vivi
in quel ricordo, curiosi del gioco
di notar differenze di poesie;
uniti divisi: un cerchio che ruota.

Si muovon svogliatezze lontane,
si rimane assopiti nel miraggio binario,
vagabondando, dispersi, cercando
noi stessi in sogno, tra i larici.
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lunedì 19 gennaio 2009

SALPATO!


Quella specie di zattera cominciava ad imbarcare acqua. Si era aperta una piccola falla subito dopo cominciato il viaggio, ma non per questo aveva smesso di remare. Anzi, a colpi di pagaia avanzava lentamente, ed al tempo stesso, quando ne aveva estremo bisogno, si fermava e con un piccolo recipiente gettava l'acqua fuori, proprio come si spala della terra con un badile, immersi in un'enorme pazienza.
Era un gesto semplice, un ritorno a quella semplicità palpabile della vita.
Come poteva, infatti, godere delle grosse imbarcazioni, delle velature, dei motori, delle carene delle navi, se non aveva ancora viaggiato su una zattera? Proprio per questo decise che il viaggio più importante della sua vita doveva compierlo su di un misero agglomerato di legni e corde, quello era il senso, lo scopo, il motivo che gli avrebbe permesso di viaggiare all'infinito, di raggiungere quelle spiagge che le navi più moderne non riuscivano a raggiungere.
Era tutto intento nel suo viaggio, mai come in quei giorni aveva davanti agli occhi il desiderio di raggiungere l'orizzonte, fosse anche stato distante anni luce trascorsi remando. Era come se vedesse qualcosa oltre, e quell'ignoto lo attirava più di ogni cosa nel continente, era attratto, era il ferro che si muoveva verso la calamita. Non sapeva la meta, ma era consapevole che la direzione di quel viaggio era giusta, era ciò che lo avrebbe portato verso quel polo magnetico.
Aveva cominciato quell'odissea conscio della voglia di affrontare e vincere le fatiche che si sarebbero stese davanti, come grosse scogliere che dividono il mare, era conscio del suo desiderio, della volontà di partire, di fare quel viaggio, quel ritorno verso il centro dell'universo.
I suoi mezzi erano abbastanza miseri, ma sapeva che il tempo trascorso in mare l'avrebbe aiutato, avrebbe imparato dal mare stesso, dai tifoni, dal sole e dalle stelle, dal vento e dalle stagioni, avrebbe ascoltato il mondo per capire l'inizio, per capire come riparare la barca se si fosse spezzata, avendo solo mani e volontà, per capire come raggiungere il sole, avendo solo un'anima ed una barca.

domenica 18 gennaio 2009

MANIPURA

Dove sei amico? Quali ansie ti pervadono?
Ti sento tra il nero ed il bianco: grigio, un leone in gabbia.
Vedo in te luce e forza, ma percepisco tensione, turbamento, dubbi.
Respira, ritrova la stabilità di manipura, sono con te.

venerdì 16 gennaio 2009

HATHAYOGA

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Stava seduto, equilibrista,
su quel ramo là in alto,
guardando se stesso, in giù.

Si vedeva inciampare,
camminare, sorridere
e piangere, sognare.

E lui, ancora lassù,
scomodo, cominciava
a soffrir del fermo:
posizion immobile.

E si vedeva, di nuovo,
inciampare, cadere,
ma iniziava ad aguzzar
la vista, falco, ad avvisar
quell'altro là sotto, piano,
d'alzar la gamba:"più alta!"

Sempre più dura, stoico,
sentiva membra squagliarsi.
Ma eretto, fermo volontà,
continuava ad osservare.

Sapeva col tempo, sicuro,
di muover la biglia,
di diventar parte dell'aria:
leggera anima del corpo.
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giovedì 15 gennaio 2009

IL MIO BATTESIMO ED IL SACCO DI FAGIOLI

AGOSTO 2003 - SAN CAETANO, (PIMENTEIRAS) - PIAUI' - BRASILE

Io ero già dietro sul cassone, seduto su quel bordo di ferro, con le gambe piegate dalla montagna di zaini e casse e merce nel centro. Mi ci stavo abituando, piano piano, solo che gli scossoni e le buche non si dimenticano facilmente, rimangono lividi fatti da quel bordo di ferro nella schiena, oppure sul sedere. Tutto sommato era stato un bel periodo, ma ero anche contento che stesse finendo, la grinta di affrontare quella desolatezza dei primi giorni aveva lasciato il posto ad un malessere interiore che si espandeva nella mia anima viziata peggio di un morbo. Ero contento, ero triste, ero sconcertato, ero pensieroso, ero io, bimbo viziato disperso nel deserto del Piauì.
E cosa accadde?
Proprio lui, me lo vedo arrivare!
Tu, che eri il più povero del villaggio! Tu, che non mi hai conosciuto, che non ci siamo parlati perchè stavi lavorando alla tua capanna, fatta ancora di pali di legno, terra battuta e frasche! Tu che mandavi tuo figlio al pozzo a raccogliere l'acqua, tuo figlio che non aveva nemmeno una maglietta se non un cencio logoro! Tu che più di ogni altro avevi bisogno di aiuto, di ricevere, di solidarietà! Ci siamo visti così poco! Ed avevi così bisogno!
Ed ora cosa fai? Mi spacchi il cuore così! Mi stai distruggendo! No! Non farlo!
Tu che hai bisogno e sei un uomo, ed io in confronto così fortunato, ricco, viziato, sgarbato, rozzo, piccolo, egoista, egocentrico, arrogante giovane ragazzo italiano senza una più piccola esperienza di vita!
E sei corso per venire a salutarmi, per portarmi questo enorme sacco di faglioli in dono, a te che non ho dato nulla! Come posso rifiutare? Non posso! Ma non mi servono i tuoi fagioli, perchè me li dai? Sono io che dovrei darti tutto quello che ho, ed invece il mio cuore è piccolo, non ti ho dato nulla, ed in cambio sei tu, che non hai nulla, a darmi tutto quello che hai? Non puoi fare questo! La tua dignità mi sovrasta, mi schiaccia, mi fa sentire così un verme che è insopportabile! Mi vien da chiedermi chi sono io veramente! Non mi sopporto più! Non puoi farmi capire questo in modo così spietato! Eppure sei dolce, hai un cuore immenso tu, è proprio il tuo cuore che mi sovrasta, il tuo amore per me, che sono il nulla, l'ultimo, il ricco, mi spacchi amandomi!
Tu mi ami e non mi conosci, mi dai tutto! A me che ho tutto ma non ho un cuore! E mi offri il tuo cuore e mi fai sentire povero, poverissimo! Mi dai magari uno dei sacchi di fagioli che lavorando con fatica hai messo da parte per te e la tua famiglia? Ma non devi, non puoi! Ma sono la persona sbagliata!
Ma non puoi fare questo! Mi sgretoli come argilla al vento, mi spacchi tu, mi squarci il petto, mi dilani l'anima, ma quale anima poi? Mi distruggi, mi, mi...
...ma grazie! ma non posso accettare, ma devo, non posso rifiutare, ma non voglio, ma proprio io! Non son degno! Ma perchè??!! Ma prendo il sacco lo stesso, va bene, insomma, capisco che ti offenderei ancora di più! Forse occorre saper ricevere, ed io oltre a non saper dare non so nemmeno far quello! Dammi quel sacco, buon uomo, e tu tieniti il mio cuore chiuso di pietra, te lo sei conquistato, il mio cuore duro occidentale, riempito di nulla, distrutto da un sacco di fagioli, un cuore di pietra morta che è stato incrinato da un colpo e come la madonna a Fatima sta cominciando a sanguinare, sanguina il mio cuore! Oh come sanguina!
Che dolore il mio cuore, non son degno di averlo nel petto!
Qualcuno mi strappi questo cuore dal petto mentre cingo questo sacco di faglioli come fosse il mio bimbo! Strappatemi questo cuore! Io non devo avere un cuore! Perchè non ce l'ho! Toglietemelo subito! Tiratelo fuori! Lasciatemi sciogliere nelle mie lascime! Ma non posso nemmeno far questo, fin dove son corrotto? Perchè non riesco a piangere nemmeno in questi momenti? Ma sono veramente inutile! Duro conservo quella dignità stolta occidentale di non piangere nemmeno in momenti come questi, voglio sciogliermi, voglio piangere, ma devo restare chiuso, devo fare la pietra, sono di pietra!
Ma lasciatemi questo sacco di fagioli, è la mia vita, è questo sacco di fagioli che mi tiene in vita! Che mi permette di sanguinare ancora, ed ancora, per sentirmi vivo, per voler morire dalla vergogna, si voglio morire, ma quale vita sto facendo io! Quale!! Ditemelo!! Voglio morire dalla vergogna e dalla vergogna rinascere e sentirmi vivo ancora, strisciare nella feccia dei miei sentimenti inesistenti, rivoltarmi nella vergogna di essere una nullità, eppure ringrazio questa vergogna, con questo sacco di fagioli!
Forse questa vergogna, questo mio dolore, è il mio battesimo!
Si!! Battezzami nella sofferenza, dammi i fagioli, battezzami!
Battezzami con questo sacco di fagioli, con questo tuo cuore immenso, calcia la mia pietra, fammi sentire un verme! Vai cuore grande, cuore immenso, aprimi, spaccami, uccidi l'egoismo, uccidilo ancora, fammi soffrire sicché il mio egoismo muoia!
Sono un verme, sono egoista, feccia!
Lo sono!
Battezzami!
Battezzami!
Forse in questo dolore sgretolerò la pietra che riveste il mio cuore, forse rivivrò, rinascerò, riscoprerò me stesso, e soffrirò! E rinascerò ancora, dalla sofferenza, dalla cenere, mi stai donando una coscienza, mi stai donando l'anima. Donami l'anima tu cuore grande, tu, dagli occhi di Cristo, quegli occhi dell'ultimo del villaggio! Li ho visti per un istante, solo per un secondo ti guardai negli occhi, e vidi Dio e capii di essere così lontano, così distante!
I tuoi occhi mi fanno tremare di paura, mi mettono a contatto con me stesso!
Mi fa paura quel tuo sguardo di amore gratuito! Per me, che ho tutto ma che non ho un cuore! Battezzami di nuovo, lo voglio, voglio ricominciare, voglio toccare il fondo per risalire!
Voglio sentirmi nulla, vuoto, nulla, voglio capire!
Non ti ringrazierò mai abbastanza per quel sacco di fagioli!
Grazie, grazie ancora, grazie a te, che mi guardasti emozionato, quasi in lacrime con gli occhi di Cristo, contadino povero dignitoso, cuore grande, pieno di amore immenso, uomo lontano del deserto!
Grazie!

mercoledì 14 gennaio 2009

NOTTE: MIA AMANTE PROFUMATA!

Il profumo della notte è diverso.
Accarezza, dolce, soave, l'anima.
Il profumo della sera è completamente diverso da quello del giorno. Non si tratta solo di assenza di rumori, di frenesia, non è solo un'impressione. Il suo odore è realmente diverso, è come se le piante respirassero all'unisono e invadessero l'aria del loro respiro, è come se la terra esalasse il suo alito caldo, avvolgente.
Il profumo della notte è una donna che si mostra nella sua femminilità, è un profumo attraente che stuzzica il naso e la curiosità, lo spirito si sente trasportato da queste note pure, cristalline, della candida pelle nuda e liscia della notte che si mostra, si rivela, si scopre lentamente, respira accarezza ed avvolge, ancora.
Nella sera non cambiano solamente rumori ed impegni e luci, anche l'odore è diverso e con lui cambia il clima, l'atmosfera, è un qualcosa, un avvenimento, più potente della semplice differenza visiva e sonora, è capace di influire direttamente sui nostri sentimenti. La notte l'aria si tinge di nuove sfumature che inebriano e conquistano, e nasce il desiderio di individuarne le note, così impercettibili e mescolate tra di loro che non sono riconoscibili, una per una, nemmeno pensando una vita intera, ma che tutte insieme cantano la melodia delle anime degli uomini tutti, e ne tuffano le coscienze tra i ricordi, nelle memorie, nel passato. Chi non si lascia trasportare, invece, chi è più restio a cogliere queste bellezze della natura, si ritrova soltanto stupito, di un buon umore allegro-strano che non sa nemmeno lui perché gli è venuto, si ritrova semplicemente immerso in questa improvvisa sensazione di felice amor nostalgico, che accetta davvero di buon grado. Infatti si è ritornati tra quelle braccia di profumo avvolgenti dell'amante degli uomini: la notte.

martedì 13 gennaio 2009

LA VIA

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Calco la via, lascio l'orma
nell'argilla, sentiero spirito,
ne assorbo l'energia.

Calco la via, lascio l'orma
sull'erba, sentiero amore,
ne godo il calore.

Calco la via, lascio l'orma
su rive bagnate, sentiero forza,
volontà mi riempio bevo.

Calco la via, lascio l'orma
dove ho lasciato la mia ombra:
mi scuoto via la carne.
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domenica 11 gennaio 2009

SOSPIRANDO NAUFRAGO

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E' come un vecchio motore, lento,
discontinuo, che ogni tanto tossisce,
rallenta e sembra morire, c'è quasi,
pensi, e poi riprende, tenace, la vita.

E così si salta, dal sole alla luna,
da una stagione all'altra, d'acchito.
Col freddo sembra che tutto rallenti,
che muoia, per stupire di nuovo,
in primavera, quando ricomincia
il caldo e tutto si contorna di gioia.

Il mio cuore cade laggiù nell'amaro,
come da uno sgambetto è là, disteso,
che agonizza convulso stritolato
in un pugno di morte e di nostalgia.

Aspetto saggio che si plachi la morsa,
d'aprir la tagliola e di scorrer di nuovo
i capelli nel vento, sospirando naufrago.
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IL GIOCOLIERE

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Ruota palline allineate e tese a cerchi
e si compiace, incastra volteggi da gioco,
Applausi, ma si vede costretto, tra orchi
che divoran l’esterno, e tutt’è fioco.

Ora sente un corpo esprimer bellezza,
E dopo: morsi; e tutto gira, e si svuota,
e gira ancora e si trasforma di tristezza.
Egli piace finché si fa burattin ignoto.

E ad un tratto, ansia percosso, si ferma,
e con lacrime agli occhi si volta, decide,
Osserva la gente e sussurra a scosse:
”Son stufo di far danze per occhi spenti,
Se non sapete prima, di me, i miei sogni.”
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Ho pensato di riprendere questa poesia e di rifarla da capo. Mi permetto di riproporla...

LA SFERA MISTICA

Ci sono delle persone, nella nostra vita, che sono importantissime.
Persone con le quali si condivide moltissimo di quello che si ha, dei propri pensieri, delle proprie paure, delle proprie debolezze, delle proprie gioie e passioni. E' nelle mani di queste persone che posiamo la nostra parte fragile, la nostra anima nuda, perchè in quelle mani abbiamo una grande fiducia. E' un grande dono che non senza qualche timore o fatica riusciamo a fare, è un dono però che unisce, che lega indissolubilmente, è il vero mostrarsi, guardarsi negli occhi e comprendersi.
E l'anima vibra, risuona forte.
L'amicizia vera, questo tipo di affetto o come vogliamo chiamarlo, che si può instaurare tra due persone, tra due famigliari, tra due amanti, tra due conoscenti, è come un diapason appoggiato su una grande cassa armonica; il dono di aprirsi e mostrare se stessi si posa su quei due cuori che vibrano e godono di quel calore, di quella stima, è come elevarsi nel sublime.
E' il pane di cui si nutre l'anima, ciò che la fa vivere veramente e crescere.
L'intensità di quel sentimento, il pane dell'affetto profondo, è qualcosa di straordinario, è un qualcosa che va oltre la concezione del tempo, dello spazio, non è definibile, non ha limiti, confini, non è concepibile secondo un "normale" ragionamento, si eleva in una sfera mistica che odora di immortalità, di spirito, di ultraterreno, di Dio.

sabato 10 gennaio 2009

POESIE DI CARNE

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Poesie di carne, di tessuti e di brandelli.
Poesie strappate dal dimenticatoio, quel pozzo!
Lì in fila, una dopo l'altra, si guardano,
vergogna! son nude di panico, si scherniscono.
Poi s'acquietano, calan le maschere,
gli occhi si fan di umida comprensione
sicché non scoppia un forte pianto: vero.
E' il battesimo di chi mostra se stesso.
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venerdì 9 gennaio 2009

IL BRANCO, NECESSITA'?

Stavo meditando ancora una volta sulle paure degli uomini e sui loro istinti, in particolare ad una forma di istinto di sopravvivenza che l'uomo assume dagli istinti animaleschi che in lui vivono, sopiti o desti, chi più chi meno.
Abbiamo, credo, un bisogno di fare branco che si realizza in moltissime realtà. Abbiamo bisogno di sentirci parte di qualcosa, di essere parte di un gruppo, di definire il gruppo dettagliatamente, spesso di chiudere il gruppo, di restringerlo e delimitarlo con tanta precisione da poter essere definito quasi una famiglia: appunto il branco.
Possiamo cominciare a fare una scarrellata di esempi:
Nella musica troviamo i giovani d'oggi che si dividono e si identificano sotto bandiere vere e proprie che non si limitano solo a condividere una certa passione in comune ma si va oltre, a soddisfare quel bisogno di appartenenza, quella necessità di sopprimere la paura di stare da soli sentendosi parte di una specie di famiglia, si può cominciare a vestirsi allo stesso modo, un abbigliamento che caratterizzi quel tipo di "branco".
Abbiamo i punk, i metallari, i dark, i gebber, i rapper, i rockettari, i funkettoni, i truzzi...
E questo è solo un esempio. La nostra società è costellata da gruppi di persone che non si limitano solo a riunirsi sotto una passione comune, ma che riuniti tendono a chiudere il gruppo, a dettare leggi o codici morali, dogmi, usanze, pratiche, attenzioni da seguire scrupolosamente per poter ancora far parte del suddetto gruppo. In cambio i paurosi, i timorosi, chi ha sopita nell'inconscio quella paura di restare da soli, appagano nel branco questi bisogni e sentono di difenderli con maggior forza se riescono a saggiare la forza effettiva del gruppo o i suoi limiti, confini, oltre i quali il tal gruppo non si può più definire tale. Ora riporto altri esempi e vedrete come potete riconoscere questi atteggiamenti in talune persone che fanno parte di questi gruppi.

-Tifosi di tale squadra: tifosi del Verona, tifosi dell'Itas, tifosi della Juve...
-Giocatori: Sono giocatore della tal squadra di Rugby, di tal squadra di Hockey, di quella di calcio, del gruppo tal di nuotatori, appartenente al tal club, alla tal associazione sportiva...
-Politica: sei un leghista, un comunista, un fascista, un socialista, fai gruppo e ti chiudi, arrivi a disprezzare chi non è del tuo gruppo a priori, senza conoscere la persona nello specifico.(ne si potrebbe parlare per ore sulla politica, sul come si fa "gruppo" o "casta" ma si sconfinerebbe troppo, lascio a voi gli spunti di riflessione che sono innumerevoli...)
-Lavoro: anche sul lavoro si può assistere al "cameratismo", il nuovo arrivato deve cominciare ad entrare nel "gruppo" e deve guadagnarsi il rispetto facendo gavetta.
-Religione: Islamisti, Induisti, Fondamentalisti, Buddisti, Cristiani, con le sottodivisioni all'interno dello stesso gruppo: Cattolici, Ortodossi, Protestanti, e all'interno ancora dei sottogruppi: conservatori, innovatori... e avanti, e avanti.
-Ceto sociale: Ricchi, poveri, proletari, benestanti, borghesi, barboni, operai...
-Nazioni: Anche la nazione tende a far branco, si disprezzano gli immigrati, si sconfina nel e dal nazionalismo-patriottismo a livelli talmente elevati da generare disprezzo odio per chi non è nel gruppo, per il nuovo arrivato...

Io non critico il fatto che ci si trovi bene con persone che condividano la stessa filosofia, passioni, sport... Mi verrebbe però da criticare l'atteggiamento che tende alla chiusura, l'atteggiamento che viene da quell'istinto di preservare le cose così come sono, e di volerle immortalare, fermare. Il gruppo deve stare con se stesso, si tende a pensare cose del tipo siamo diversi, siamo branco, siamo come una famiglia, escludo l'altro, escludo il diverso, invento regole per tagliare, escludere, mi attacco alle sottigliezze per puntare il dito sul compagno: non è cattolico perchè non va a messa! non è leghista se parla con quella persona! non è un tifoso interista se esce con quell'amico milanista, non sei figo come noi e non puoi quindi stare con noi se non ti vesti di marca, non siete cristiani se usate il preservativo, non siete di sinistra se non siete pro aborto, non segui Dio se non segui la chiesa di Roma, non sei Buddista se non pratichi così e colà, non sei dell'Islam se non tratti così le donne se non segui alla lettera alcuni dettami, non sei un degno ciclista se non ti radi le gambe e se non hai i guanti da bici...

MA BASTA!

Se far parte di qualcosa significa escludere-essere escluso a qualsiasi livello lasciatemi fuori, fuori da tutti i gruppi, lasciatemi solo! Chi se ne importa di star solo, però almeno non gioco a questi giochetti psicologici da bambini dell'asilo e posso trovare me stesso, ripartire con una testa che sia mia, trovare altre persone isolate che sono uscite proprio perchè non ne potevano più e che cercano verità da adulti e non sti giochetti idioti!
E mi fa un certo dispiacere e vergogna e tristezza anche cadere, io per primo ma non penso di essere l'unico, nell'atteggiamento opposto: ti escludono? allora tutto il movimento è sbagliato, anche i valori che insegna le ideologie...
Ti dicono che non sei un vero cristiano se non vai a messa e tu proprio non ci vuoi andare perchè ti sa una cosa assurda, anacronistica e snaturalizzata? Ecco che cominci a pensare che tutta la chiesa fa schifo, che tutti quelli che si definiscono cristiani sono delle scimmie incapaci eccetera eccetera.
Ma quanta stupidità talvolta!
Si generalizza, ci si indispettisce, si generalizza, si esclude.

Voglio uscire da questa spirale, ricominciare, rivedere, risoppesare con mente lucida, incontaminata, disinibita tutto da capo.
Voglio superare la paura di stare da solo, fuori dal branco, e fare un poco di chiarezza su quanto mi sono indispettito da dogmi e regole di altri che paurosi volevano escludere e quanto io abbia generalizzato e perso per orgoglio alcune filosofie e pensieri che mi avrebbero arricchito tantissimo come Uomo e non come omino.

mercoledì 7 gennaio 2009

LA PRIMA SOSTA

Ho giusto fatto alcuni passi, sono salito verso la vetta di alcune lunghezze su di una strada larga e comoda ed ho fatto l'errore di voltarmi indietro. Essendo sempre vissuto laggiù nella pianura, l'essermi alzato di una decina di metri e riuscire a vedere un poco più lontano di come facevo, mi ha esaltato profondamente. Il panorama che si scorgeva da appena così poca altezza mi abbagliò con tanta veemenza che dovetti fermarmi un attimo, mi sedetti su di un masso e lo contemplai per lunghe ore. Dieci metri appena, e già si respira tutt'altra aria... possibile?
Proprio ieri mi sono rigirato verso il monte, ed ho capito quanta strada ho ancora da fare, e mi sono vergognato di quel tempo ozioso trascorso su quel masso, quell'aver capito poco e pensar d'aver capito molto fu il primo inganno della fatica e dell'arroganza. La mia prima sosta ha rischiato per un attimo di diventar l'ultima. Mi sono ritrovato tra le fauci della paura, del risentimento, dell'odio e della violenza solo perchè fui addolorato. Solo perchè soffrii volevo far soffrire. Ho tremato e rabbrividito quando me ne sono accorto.
Riuscir a lasciar indietro l'orgoglio a quella svolta e rimboccarsi le maniche sarà il prossimo passo, i prossimi dieci metri verso la vetta. Mi riprendo lo zaino sulle spalle con umiltà e bevo un sorso d'acqua, ho appena cominciato e mi scopro debole, distratto, non allenato e tremendamente lontano. Non pensavo di poter vacillare con così facilità senza rendermene conto, farò tesoro di questo, tenterò di non guardar più indietro, di non crogiolarmi nella strada fatta ma di fermarmi quel giusto per recuperar le forze per altri dieci metri di scalata.
Ho i miei moschettoni. Mi manca tutto il resto, corde, imbrago, rinvii... ma ho trovato i miei moschettoni!
Troverò anche il resto, ne sono sicuro.
A voi che state più avanti: ci vediamo in parete.

martedì 6 gennaio 2009

VAI, DIVENTA QUERCIA

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Risorgi, io divento vasto etere di vette.
Alzati, io divento fiero raggio di pianto.
Cammina, io divento potabile amore disciolto.

Vai, allontanati da me, mio cuore,
vai, fatti quercia, trova la tua luce,
vai, pianta radici, trova nutrimento
nella terra di Dio, vai ed emetti chioma
ed elevati, diventa un albero forte.

Io camminerò, sarò un guerriero
ed avrò vento e fruscio tra le mie foglie.
Trasformerò la luce in immensa gioia,
e poserò frammenti immortali
in piccoli chicchi di melograno.

Nella mia linfa scorre la vita intensa
che con la forza di un pianto profondo
mi squarcia l'anima e la fa rinascere
sconfinata ed autentica.
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LACRIME DI PROFUMO

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Chiudo gli occhi e ti vedo, di luce
come una dea, m'acceca la purezza,
l'innocenza di quello sguardo.

E' stato solo ieri ed oggi nevica.
Parole si trasformarono in brina
mattutina sul fiore del tuo sorriso.

Fu una danza sottobraccio, assieme
ci accompagnammo per i giardini,
contadini della stessa scura terra.

Oggi si parte, io verso oriente
e tu ad occidente, nello zaino
lacrime del tuo profumo, triste, conservo.
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lunedì 5 gennaio 2009

2008...2009?

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Cammino fuor di casa,
proprio due passi,
tra castelli e rocche fatti di carte
e uccelli di bisbigli e luci di nebbie.
Giusto un respiro di denso,
e poi apnea,
e via fino al prossimo, con l'elmetto.

S'accende quel cubo e ci si inchina
con rispetto,
eccomi, presente, affamato,
usato a gusti amari o acidi
son anni che non tasto il dolce,
ma tanto fa male mi dicono.

E salgo e m'attivo inconscio ma fiero
l'ultrasupersonar,
m'avverte spaccandomi i timpani
e facendomi sbraitare da can da guardia
al sol accenno di un presunto torto:
rimango nero agitato, attivato
dodici ore di nervi costante.

Non sopporto tutto questo per nulla,
mica scemo io, scusa!
C'ho lo stipendio, mi difendo
la libertà d'esser schiavo a spendere
oltre a ciò che mi serve.

Vedi? Fa come me, io funziono!
Son ingranaggio metallico
di quella macina di coscienze
che oggi frantuma il mondo.
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domenica 4 gennaio 2009

UN SENTITO GRAZIE

A volte basta poco, pochissimo, per piantare un seme, farlo germinare e crescere. A volte basta talmente poco, che nel tempo in cui si guarda all'orizzonte questo è già divenuto quercia, con radici profonde e con una chioma maestosa. E le stagioni del cuore passano, e la terra diventa sempre più fertile. E si continua, si cresce, si desidera, si diventa uomini. E ci sono doni che sono fatti di parole, e altri fatti di parole scritte. E godo di quella saggezza che leggo, godo di quelle parole che danno senso e significato ad una conoscenza che giaceva sopita dentro di me, vedo il cammino degli animali dei boschi verso la vetta, vedo i caprioli ed i cervi e la loro velocità, e vedo talvolta la loro tristezza per non poter insegnare la velocità alle tartarughe, e vedo la luce di una ricerca profonda, e l'amicizia che si realizza nel suo fine, che altro non è che non l'approfondimento dello spirito, e riconosco i miei maestri passati, maestri di saggezza, insegnanti non mi chiesero di entrare nella casa della loro saggezza bensì mi accompagnarono alla soglia della mia, e ai miei occhi si svelò il tesoro delle inifinite profondità dell'anima, e la consapevolezza di questa piccola verità fu un dono, immenso e il cammino un dono ancora più grande. A volte occorre dire grazie, ed io devo ringraziare tantissime persone, da chi ha condiviso con me a chi si è solo avvicinato alla mia vita, da chi si adoperò nel passato per tramandare la Via a chi si è adoperato per indicarmela, lentamente, svolta dopo svolta, strada dopo strada, incrocio dopo incrocio.

sabato 3 gennaio 2009

SEGUENDO TURNER


Si alzò quella mattina stiracchiandosi come al solito, fece un lungo sbadiglio, guardò l'ora: aveva di nuovo dormito troppo. Non capiva perchè ma in quei giorni il suo intento di riposare solo le otto canoniche ore gli sembrava irrealizzabile. Era chiaro che qualcosa non andava in lui, perchè nei periodi in cui lavorava e si doveva alzar presto al mattino dormiva a malapena le sette ore, spesso anche sei, e non era così stanco quando doveva aprir gli occhi. Forse era poi vera quella storia che più che si dorme più ci si alza stanchi, ma sentiva anche una stanchezza riconosciuta spesso come quella debolezza che precede un'influenza.
Si alzava di malavoglia e dopo il suo goffo saluto al sole, imparato in una mattina guardando i video sul tubo, e somigliava di più ad uno streatching rigido che non ad un qualcosa di mistico orientale, tentava di preparare un buon tè. Si era comperato, tutto appassionato, sei tè diversi ed aveva una vastità di spezie da far invidia, e si dilettava a trovare le combinazioni di sapori più curiose, anche se gli mancava del tutto l'esperienza di infondere le particolari foglie arrotolate nell'acqua alla giusta temperatura. Pertanto ogni differente tè, rovinato in questo modo dall'acqua troppo calda, gli prendeva il classico gusto verde erbaceo tendente alla castagna e lui, quindi, tentava scocciato di mascherarlo inutilmente con un po' di cannella. Inoltre facendo colazione verso le undici del mattino si trovava con la pancia se non piena sicuramente non vuota del tutto all'ora di pranzo e ciò gli provocava grosse difficoltà di digestione. Era il classico personaggio maalox dipendente. Gli avrebbero sicuramente giovato dei ritmi più sani, alzarsi prima al mattino ed essere più attivi, ma in quell'inedia soffriva anche di cuore, lo teneva spezzato, arrotolato nello scotch per farlo funzionare ancora, e non aveva tutta questa voglia, probabilmente anche per questo motivo, di dare una svolta definitiva alla sua vita con la venuta dell'anno nuovo.
Non era il classico depresso che perdeva la voglia di vivere, era il classico studente ripreso in una giornata qualunque in momenti in cui non aveva nulla da fare. Lo zelo di finir gli esami dell'anno precedente così in fretta e la venuta delle vacanze così improvvisa, lo avevano messo in una situazione di ozio a dir poco debosciante. Cominciò a leggere svogliatamente Delitto e Castigo, ma tutti quei pensieri del protagonista, tutti quei problemi psicologici che si trovava ad affrontare, non erano certo un sollievo per lui in quei giorni nè così allettanti da coinvolgerlo appieno, aveva già abbastanza crucci per conto suo, aveva già le sue sofferenze e se aveva voglia di far qualcosa era solo di ingannar la mente e di portarla in uno spazio lontano, amorfo, opaco, senza suoni dove potesse scappar dalle emozioni, dove potesse star là, in totale assenza di sentimenti ad ascoltar qualche storia bizzarra e pensar ad altro e non a se stesso.
Tuttavia i suoi intenti finivano sempre dalla parte opposta, quando non aveva voglia di veder gente si ritrovava al centro dell'attenzione in mezzo agli sguardi degli amici, quando voleva veder gli amici si ritrovava da solo a casa, quando voleva piangere non ne aveva mai il tempo e doveva sorridere di forza e quando voleva sorridere si ritrovava a piangere.
Anche quella volta non finì nel mondo opaco senza emozioni, ma anzi in mezzo alla tempesta della consapevolezza, era legato all'albero maestro della nave nel mezzo del tifone, proprio all'insigne di Turner, quel pazzo inglese, e guardava in faccia quel vento sprezzante, i lampi ed i boati delle saette che lo schivavano per pochi centimetri, si sentiva sull'orlo dell'abisso, a due passi dalla pazzia, e guardava sprezzante, con un coraggio non suo, con una lucidità che non credeva possibile, quell'impeto di passioni, quella macina che partendo dai piedi ne pestava e schiacciava le ossa dell'anima fino a lasciarlo sconvolto, assisteva spettatore al suo cuore protagonista in una battaglia che si risolveva in un bagno di sangue.
Non sapeva se maledire il mondo per le sofferenze che subiva o rendere grazie a Dio perchè poteva conservare la ragione in una situazione simile. Sapeva soltanto che quella sofferenza gli stava scavando il corpo mentre annaffiava pure la sua anima, per farla crescere e per far spazio ai limiti che un uomo di carne inevitabilmente ha, tentando di contenere dei sentimenti talmente grandi e maestosi da poterli definire immensi se non immortali.
E da lassù, legato in cima al di sopra della velatura, in balia del tempo, capiva quanto distava la meta, l'isola infatti non si vedeva ancora, e provava un senso di piccolezza, di impotenza indescrivibile, era la formica del mondo ma allo stesso modo si sentiva parte di quella stessa realtà quanto mai si era sentito prima.


venerdì 2 gennaio 2009

giovedì 1 gennaio 2009

NONSENSO

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Uno spasimo, labbra di polmoni
pompano un sangue mancante
all'anima, quasi vi riuscissero
di tener stretti i cocci, coagulando.

Una voce che illuminò La Risposta
ora è fonte di copiosa rugiada salata,
nel silenzio sgorga un fuoco freddo
mentre la landa di casa giace sola,
macinata dai brividi di un nonsenso.

Triste consolo un cuore straziato
con un panno di lana sulle spalle.
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